giovedì 20 luglio 2017

Edizione straordinaria: Liebster Award




Avevo notato una serie di coccarde sistemate in bella vista sulle home page di amici blogger, verso le quali ho sempre guardato con ammirazione e un pizzico di invidia (ma sì!).


Devo dire, però, che quando mi sono ritrovata nella lista degli 11 nominati da Ivano Landi, ho fatto un salto sulla sedia: non me l’aspettavo ed è stata una gran bella emozione! *_*

Quindi, inizio col ringraziare Ivano Landi, autore di un raffinatissimo blog, IvanoLandi blogspot.com , che sfugge a ogni definizione e che ha sempre catturato la mia  attenzione (e soprattutto quella di tantissimi navigatori della rete), per l’offerta di contenuti a dir poco sorprendenti, oltre che trattati con la massima serietà ( QUI trovate il suo post. Navigate tra le sue pagine e scoprirete dei veri tesori!).

E ora, ricordiamo le Regole:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Dunque, eccomi al momento in cui d assegnare il LIEBSTER AWARD. Chiedo le attenuanti del caso: il mio blog ha solo 10 mesi di vita, io sono un’imbranata e molti autori che ritengo meritevoli sono già stati premiati da altri, in questo modo arriverei a tre-quattro nominativi… lo so, sono un disastro...  quindi, invito a partecipare a questo meme chiunque voglia farlo, soprattutto se bloggers con meno di 200 followers! :-)

Ed ora inizia l’avventura.
Già, perché dopo aver ringraziato Ivano, verso il quale i ringraziamenti sgorgano copiosi e spontanei, data l’infinita stima che provo per lui, mi tocca rispondere alle sue tostissime domande e porre le mie, senza troppo cincischiare… ;-) .


 1.      Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).
Lungi da me l’idea di farmi immortalare in un ritratto. Scelgo uno scultore: Jean Tinguely, dissacrante ed eretico. Mi vedrei bene trasformata in una delle sue macchine complicate, casiniste, rumorose,  spiritose… oppure in una delle tante sculture de Il Giardino dei Tarocchi, a Capalbio che, guarda caso, è frutto della creatività di Tinguely e della moglie, Niki de Saint Phalle.  



  1. 2.  La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?

Il riferimento a L’insostenibile leggerezza dell’essere è semplicemente stupendo! Raccolgo la provocazione di Ivano... ma io sono una fan di Calvino… quindi, evviva la sua leggerezza, quella di cui parla nelle Lezioni Americane! ^^ 

  1. 3.      Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo... Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).

Grande! (mannaggia, mi sono già giocata Groucho Marx, Armstrong, Brando e Sinatra… sob!)
Allora, ecco il mio elenchino: 
lo struscio del pick up che precede la traccia di Dream a little dream of me, nell’interpretazione di Ozzie Nelson; My Favorite Things, di Coltrane; David Bowie, ogni suo pezzo va bene; Mozart, Concerto 21, diretto da Karajan; le scarpette rosse di Dorothy ne Il Mago di Oz; l’imperdibile Frankestein Junior, di Mel Brooks; Il settimo Sigillo, di Bergman; L’Angelo Sterminatore, di Buñuel; le pellicole di Pedro Almodóvar; le piroette di Ariel nella Tempesta di William Shakespeare, firmata da Strehler; […]Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza... Chiaro, no? Il Nessun Dorma, tratto dalla Turandot di Puccini (le mie versioni preferite, in ordine: Domingo, Pavarotti e Carreras); il cielo di Giotto, srotolato come un tappeto, nella Cappella degli Scrovegni; La Nascita di Venere, del Botticelli, con Eolo che sbuffa a più non posso; lo strepitoso Steve McQueen ne La Grande Fuga; i dialoghi esilaranti di George Cuckor, soprattutto quelli di Katharine Hepburn; i romanzi di Simenon; le poesie di Lorca; i tortelli di zucca mantovani ;-)





Frankestein Junior, di Mel Brooks

Scandalo a Philadelphia, di G. Cuckor

4.      Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Letto e riletto e riletto, riletto, riletto….

5.     Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra...
(Ahahahha! Mi invitano a nozze. Sì, vendetta! :D)
Se proprio devo… Ecco i miei tre: Chuck Palahniuk (la lettura del suo Rabbia ha tirato fuori lo spirito sanguinario del mio antenato); Damien Hirst (ma per favore…); Julia Roberts (vade retro…).




il cielo di Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova


6.  Dì solo no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano….

Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?

Non aprite quella porta, di Tobe Hooper

Bel domandone! :D Ma io sono piena di contraddizioni e poi tra il bianco e il nero ci sono tanti di quei colori…. Mettiamola così: ci sono valori nella tradizione (occidentale, in senso esteso) che meritano di essere preservati e altri di cui faccio volentieri senza… quindi, rispondo con un bel “ni”.

7.     Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?
Se potessi, me ne starei nella Casa Sulla Cascata.

Casa sulla Cascata, di Wright


8.     Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.
Storico, Giallo, Fantascienza, Noir, Fantasy, Horror, Erotico, Western, Rosa.

9.      Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?
Generalmente, pessimo, eccezion fatta per le saghe di Star Wars, Signore degli Anelli, Harry Potter.



10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?
Bluffo spudoratamente e voto per tutt’e due ;-)

11.  Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?
Quella simpatica squinternata di Maga Magò, de La Spada nella Roccia e il Gatto di Shrek ^_^

Adesso propongo le mie undici domande:



1.      Siete stati invitati a un galà, al quale potrete recarvi solo a patto di portare con voi il vostro/la vostra autore/autrice preferito/a (può appartenere al mondo della letteratura, della musica, del cinema, del teatro, fumetto… e può anche appartenere al passato). Insieme a chi vi presentate?

2.     Vi hanno messo a disposizione un’efficientissima macchina del tempo. In che epoca vorreste approdare?

3.     Magicamente vi è concesso di incontrare uno dei personaggi letterari o cinematografici che più amate. Chi scegliete e perché?

4.     Venite catapultati nell’antica Roma e qui vi viene chiesto di gettare dalla Rupe Tarpea i tre generi (o sottogeneri) artistici che più odiate (possono essere cinematografici, pittorici, musicali, letterari, teatrali). Cosa vola giù e in quale ordine?

5.     Vi è stata assegnata una rubrica all’interno di una prestigiosissima testata, che per giunta apprezzate molto. Quali tematiche andrete a sviscerare?

6.     La vostra nuova vicina di casa è un’appassionata di Pupo, Baglioni, Pooh, che ascolta ogni giorno a tutto volume. Come reagite?

7.     Per anni vi siete rifiutati di leggere quel classico della letteratura. Qual è?

8.     L’autore che più di ogni altro vi ha deluso. Chi è e qual è il motivo?

9.     Siete stati invitati ad assistere a una lezione, tenuta da un bravo e famoso storico dell’arte e non vedete l’ora di ascoltare ciò che vi racconterà. Quale tema tratta?

10. Durante l’ora di pausa avete aperto il giornale per dedicarvi alla lettura, ma i colleghi vi hanno trovato cataplettici sulla sedia, causa un improvviso attacco di narcolessia. Cosa stavate leggendo? (non le mie domande, spero :D)

11.  Qual è il vostro animale preferito e quali caratteristiche positive ritenete che possieda?   

Siamo giunti alla conclusione del post. Spero di non dover raccogliere cadaveri... (scherzo!... spero ahahahah) ;-)
Questo gioco mi è piaciuto molto, l’ho trovato davvero stimolante e divertente, ma anche bello laborioso… del resto, se vuoi la bicicletta, devi pedalare! :D

A domani, vi aspetto con l’ottava parte di Evelina! ^_^








lunedì 17 luglio 2017

Viaggio nell’acqua a...



Eh, si sa. Il processo di generazione delle idee segue percorsi a dir poco curiosi.
Ad esempio, questo post è nato ieri l’altro sull’onda di due avvenimenti: il caldo esagerato dei giorni scorsi – che le sigarette, quasi, si accendevano da sole ;-) – e una conversazione sostenuta con il mio fornitore di fiducia di elettrodomestici, durante la non facile sostituzione della lavastoviglie (sob!).
Si era verificato un problema: il rubinetto collegato al vecchio apparecchio non voleva saperne di chiudersi e io non ero in grado di aiutare il tecnico a trovare quello centrale che, come abbiamo scoperto più tardi, se ne stava rintanato dietro a un pannello dispettosamente nascosto da un cassettone pieno di pentole.
Il risultato dei due fattori combinati insieme è stato di ritrovarmi con la mente letteralmente sommersa da immagini legate all’acqua che rimbalzavano, divertite e divertenti, da un emisfero all’altro!

No, non vi parlerò di lavastoviglie, ma torno a proporvi un nuovo “viaggio nell’acqua” che, questa volta, si concentrerà completamente su una città. [per leggere i due precedenti clicca QUI e QUI

il Duomo di Milano, la cui costruzione ebbe inizio
nel 1386 per volontà di Gian Galeazzo Visconti
Interesserà la città che mi ha dato i natali e che riesce sempre a far palpitare il mio cuore. Una metropoli sorta e cresciuta lontano da grandi fiumi, laghi e mare e che, ciononostante, può vantare una lunghissima storia, di amore e odio, con l’acqua.


Ebbene, sto per parlarvi della complicata e affascinante storia dei Navigli di Milano.

Il naviglio in via Senato, in una fotografia di inizio '900

Milano vanta un’importante legame con l’acqua che risale a tempi antichissimi.

In epoca preromana il territorio sul quale oggi sorge la città si presentava molto diverso dall’attuale, anche dal punto di vista morfologico: una lunga striscia di terra che dava su una palude, ricca di acque derivate da risorgive e fontanili.

Intorno al II secolo a.C., con l’avvento dei romani che abitarono più densamente la zona e iniziarono a praticare l’agricoltura in modo intensivo, vennero effettuate opere di ingegneria idraulica. Deviarono i tre fiumi che scorrevano nei paraggi (Olona, Seveso e Lambro), scavarono canali, cloache e irrigarono vaste aree con una fitta rete di torrenti e rogge.
La Vettabbia in via Calatafimi, nel 1880.
Costruita dai romani, secondo la
Chronica Mediolanensis, era navigabile
fino al Lambro e da questo, via Po,
si raggiungeva il mare.
Il primo fiume deviato verso Milano fu il Seveso, che venne incanalato nel Sevesetto. Il Sevesetto percorreva il perimetro orientale della città e giungeva in Piazza Vetra dove veniva ancora una volta incanalato nella roggia Vettabbia. Il secondo fu l’Olona, che nel tratto vicino a Milano prendeva il nome di Vepra e che si intersecava, all’altezza di Piazza Stuparich, con il torrente Lombra per prenderne il posto e immettersi, a sua volta, nella Vettabbia. Il Lombra proseguiva, poi, verso Sud Est, passando per il Carrobbio e scivolava in via Torino. I toponimi di cui vi parlo sono chiaramente attuali e non diranno nulla a un non milanese. Per chiarezza, stiamo parlando dell’attuale centro storico milanese. 

Ma i corsi d’acqua più famosi della terra meneghina sono senza dubbio i Navigli, uniti dalla Darsena. 

la nuova Darsena di Milano. © Flickr.com - Marco Trovò




Il primo Naviglio nasce intorno a XII secolo, in piena invasione barbarica, allo scopo di costituire un’ulteriore barriera difensiva in previsione di eventuali attacchi, dopo la distruzione della città da parte di Federico Barbarossa, avvenuta nel 1162. A quei tempi, i milanesi, vittime del lungo assedio dell’imperatore germanico, si dotarono di una cerchia di mura circondate da un ampio fossato nel quale erano state riversate le acque dell’Olona. L’espediente non riuscì a salvarli dalla strage, ma qualche anno più tardi, con grande determinazione, decisero di ricostruire sia la fossa che la cinta e iniziarono a deviare il Ticino, facendolo scorrere verso Abbiategrasso e Landriano, per dirigerlo a terminare la sua corsa alle porte della città, nel laghetto di Sant’Eustorgio.  In questo modo, Milano veniva collegata al Lago Maggiore.
La realizzazione di quest’opera durò trent’anni e il nuovo fiume prese il nome, dapprima, di Ticinello e in seguito di Naviglio Grande.

Bonvesin de la Riva, illustre poeta e scrittore milanese, descrive così il Naviglio nel suo trattato De magnalibus Mediolani risalente al 1288: 

“[…] un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l’acqua viva delle fonti, popolata di pesci e gamberi. Esso corre tra un terrapieno all’interno e un mirabile muro all’esterno, il cui circuito, misurato con estrema accuratezza, è risultato corrispondere a diecimilacentoquarantuno cubiti. La larghezza del fossato, lungo l’intero circuito, è di trentotto cubiti. Al di là del muro vi sono abitazioni suburbane tanto numerose che basterebbero da sole a formare una città […]”

Chissà cos’avrebbe scritto Bonvesin dell’espansione di quel sobborgo ai giorni nostri! E chissà cosa avrebbe pensato dei tanti locali disseminati lungo le rive del Naviglio Grande che, ogni sera, attirano stuoli di visitatori da tutto il mondo e regalano ai milanesi un ameno luogo d’incontro. Sarebbe mai entrato a Le Scimmie, prima che le sue saracinesche chiudessero un paio d’anni fa, causa i prezzi insostenibili dell'affitto, ad ascoltare musica dal vivo? Da ragazzina andavo regolarmente lì per sentire del buon jazz, assistere ai concerti di protagonisti della scena internazionale e di scalmanati esordienti, come quelli che si facevano chiamare Elio e le Storie Tese (che poi ritrovavo al Tangram di via Pezzotti)… Mah! Proseguiamo con l’evoluzione della storia dei Navigli.

Circa un secolo dopo, nel 1359, Galeazzo II Visconti ordinò la costruzione di un secondo naviglio che congiungesse la città a Pavia: il Naviglio Pavese

via Conca del Naviglio, la conca di Viarenna, la prima realizzata a Milano,fotografata nel 1890

Beh, portate pazienza, ma parlando del Naviglio Pavese mi si affaccia alla memoria una scena ben precisa: io che mi carico la bicicletta in spalla per attraversare il ponte di via Emilio Gola. A dire il vero ce ne sarebbero a iosa di bei ricordi legati al corso d’acqua accanto al quale sono nata, ma andiamo oltre…

I due Navigli, diventati centro regolatore del sistema irriguo e di molteplici attività (molini, torchi, magli,…) furono fondamentali per l’arrivo delle merci e per il conseguente sviluppo dei commerci.

La città si espande, acquisendo sempre più importanza e ai Visconti pare giunto il momento di edificare una nuova cattedrale.

La conca di Viarenna, oggi Credit: Yorick39

Nel 1386, Gian Galeazzo ordina la costruzione del Duomo, un’opera grandiosa, realizzata interamente in marmo. Per far giungere il marmo in prossimità del cantiere, la famosa Fabbrica del Duomo, ma anche legna, sabbia, carbone, derrate alimentari, … che provengono da Candoglia, località situata sul Lago Maggiore, si sfrutta il Naviglio Grande. 
Chiudete gli occhi e immaginatevi Milano quotidianamente attraversata da chiatte cariche di derrate che scorrono lungo il Naviglio e arrivano a Sant’Eustorgio: non è stupendo? 

Passa qualche anno, siamo nel 1436 e Filippo Maria Visconti, per agevolare i lavori del Duomo, fa realizzare la prima conca, la cosiddetta conca di Viarenna, nel tratto che congiunge Sant’Eustorgio alla fossa interna, quindi passando nel tratto di quella che in seguito sarebbe diventata la grande Darsena (non è ancora chiaro se la stessa Darsena viene costruita già ai tempi dello Sforza o se per merito degli spagnoli, secoli più tardi). 

via San marco, conca dell’Incoronata, detta delle Gabelle

via San Marco Il laghetto di san Marco in una foto del 1920.
Era la “darsena” della Martesana.
Tre decenni più tardi, nel 1470 circa, Francesco Sforza, suo successore, fa costruire il Naviglio della Martesana, che inizialmente congiunge Trezzo d'Adda alla Cassina de’ Pomm, quindi poco a Nord della Stazione centrale e fa completare il Naviglio di Bereguardo che congiunge il pianoro a nord di Pavia al Naviglio Grande.  Questi due nuovi navigli diventano navigabili nell’arco di un anno.

Nel frattempo, Leonardo da Vinci, incaricato da Ludovico il Moro di studiare un sistema che permetta la navigazione dal lago di Como fino a Milano, fa la differenza ideando un sistema di chiuse che risolve il problema del dislivello dei terreni rendendo più semplice la navigazione, ma il suo progetto risulta troppo ardito e naufraga.
A distanza di poco, Lodovico il Moro affida a Giuliano Guasconi e Bartolomeo della Valle i lavori di edificazione di una conca che colleghi il Naviglio della Martesana alla fossa interna milanese. I due  ingegneri, ispirandosi al sistema di chiuse di Leonardo presentato ne Il Codice Atlantico, realizzano la conca dell’Incoronata, detta delle Gabelle (perché le chiatte che oltrepassano devono pagare il dazio), la quale congiunge le acque dell’Adda e del Ticino.

Ecco che, nel giro di due secoli, Milano che, via via, si è dotata di un formidabile apparato di castelli, roccaforti e borghi fortificati, diventa un centro potentissimo. Un centro che, pur essendo privo di fiumi importanti, ha fatto dell’acqua la sua principale fonte di vita e con l’acqua ha raggiunto la prosperità.   

L'alzaia all'ingresso in darsena nel 1930
Credit: Archivio fotografico Municipale Milano
Arriviamo al 1603, siamo in piena dominazione spagnola. Per volontà del governatore Pedro Enríquez de Acevedo conte di Fuentes si danno inizio ai lavori di realizzazione della Darsena. Il suo bacino è situato dove lo troviamo ancora oggi, coincide quindi in parte con il laghetto di Sant’Eustorgio, riceve il Naviglio Grande e fornisce acqua al troncone iniziale del Naviglio Pavese.


Accademia di Brera scorcio
credit Giovanni Dall’Orto

Teatro alla Scala_ stampa ottocentesca

Spostiamoci avanti di un secolo e mezzo, fino al 1777. Ci troviamo nel primo periodo di dominazione austriaca, sotto il regno di Maria Teresa e poi di Giuseppe II. Sono gli anni di costruzione dell’Illuminismo, vengono fondati il Teatro alla Scala e l’Accademia di Brera e in città circolano figure importanti, come Pietro Verri, Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Paolo Frisi, Ruggero Boscovich, Giuseppe Parini e Giuseppe Piermarini. Sono anni di grande fermento! I Navigli continuano a funzionare e gli austriaci, per migliorare la navigabilità del lago Maggiore e del lago di Como, intervengono su due corsi d'acqua esterni alla città che hanno la funzione di scaricare le acque delle piene del Seveso, responsabili di inondare Milano nei pressi di Porta Romana: i navigli di Paderno e il Redefossi.


Villa Reale di Milano (ora Villa Comunale), già Villa Belgiojoso Bonaparte.
Costruita tra il 1790 ed il 1796 dall'architetto Leopoldo Pollack,
La parte posteriore, ospita l'ingresso per la Galleria d'Arte Moderna
ed è rivolta verso via Palestro affacciandosi ai giardini Indro Montanelli
in zona Porta Venezia.
In questo periodo e fino al secolo successivo, tutt’intorno alla fossa interna e ai Bastioni, cioè partendo dal Ponte delle Gabelle e da via San Marco, attraverso via Fatebenefratelli, per raggiungere piazza Cavour e via Senato, vengono costruite una serie di sontuose ville con giardini ricchi di meravigliosi giochi d’acqua derivante dai Navigli. Nei pressi delle porte sudorientali (Ticinese e Lodovica) e poi lungo la circonvallazione interna, quindi arrivando in via De Amicis e alla Darsena, l’acqua dei navigli viene, invece, impiegata come mezzo di lavoro e qui sorgono i quartieri più popolari della città.

Incile del Villoresi: le chiuse di derivazione dal bacino
di calma del Panperduto, vicino a Sommalombardo (VA)
– Credit: Marco Sala 


Lasciamo pure che il tempo scivoli via veloce. Siamo nel 1819, cioè l'anno in cui viene inaugurata anche la navigazione del Naviglio Pavese, ma con l’avvento dell’età della Borghesia, che coincide con la crescita economica e la prima fase di industrializzazione, cominciano a venir chiuse diverse rogge, come l’Acqualunga che scendeva da Precotto per percorrere piazza Loreto e raggiungere i Giardini Pubblici di Porta Venezia. In questo periodo viene realizzato il Canale Villoresi che parte dalla diga sul Ticino del Pan Perduto, vicino a Somma Lombardo e si getta nella Martesana.


“Il naviglio di via Francesco Sforza” Giuseppe Canella, 1845
a sinistra si nota la Cà Granda, oggi sede della
Univesità Statale



A partire da allora iniziano a prender corpo diverse polemiche rivolte ai navigli, a cui non si sottraggono neppure intellettuali e politici. Alessandro Manzoni, per esempio, in un breve componimento ironico, li definisce “fogne a cielo aperto”. 


Naviglio e ponte San Marco, Segantini, 1880


Tenete anche presente che tra il 1830 e la fine del secolo, la sola Darsena di Porta Ticinese registra una media di 8300 barche in entrata e uscita per un movimento complessivo di 350 mila tonnellate all’anno. In pratica, per quanto appaia paradossale, Milano a quei tempi è uno dei porti commerciali più importanti dell’intero paese. La città d’acqua tanto amata da Stendhal, tuttavia, trova opposizioni un po’ ovunque.  


via Arena, veduta settecentesca delle conche. Arturo Ferrari, 1895




Tombone di San Marco. Credit Lombardia beni culturali
Più avanti, Filippo Turati attacca il “Tombone” di San Marco, un luogo posto tra via San Marco e via Montebello, in cui le acque della Martesana incontrano quelle del Seveso generando una moltitudine di cataratte e mulinelli. Qui attraccavano le barche, cariche di ghiaia e rotoli di carta destinati al Corriere della Sera, e sempre qui si davano appuntamento anche gli aspiranti suicidi, che si gettavano nei gorghi, certi di trovare la morte. Non fatevi ingannare, però, dal toponimo “Tombone”, in milanese “Tumbun”, che non sta a designare il luogo di sepoltura dei tanti sventurati, ma indica un significato tecnico. È il tombino, la tombinatura, la tomba a sifone… insomma si tratta di un termine squisitamente idraulico... anche se…

Il naviglio in via Fatebenefratelli, scendendo da San Marco
 credit Civico archivio fotografico Milano 




I lavori di copertura del naviglio vicino
a piazza San Marco (1929-1930)
Va da sé che le polemiche si infiammano, anziché spegnersi, continuando ad alimentarsi per decenni, tanto che in epoca di governo fascista si giunge a concludere che è meglio optare per una scorciatoia: interrare tutto per migliorare le condizioni igieniche e la viabilità. E chi se ne frega se Da Vinci parlava di “condurre acque da un loco all’altro” e se Bonvesin de la Riva scriveva di una “bella, ricca e fertile pianura”. Tutte scemenze! E, se a dirlo è il Duce, anche i giornali si devono adeguare creando un'eco che persuade gran parte della popolazione … Così, nella primavera del 1929 iniziano i lavori di copertura della fossa interna, ovvero di quel tratto che parte da via San Marco e arriva a porta Genova. Laddove scorrevano le acque viene realizzata la circonvallazione interna. Questo “giochetto” costa alle casse del Comune ben oltre 27 milioni di lire (e credetemi, non erano noccioline!) 
.
barbiere ambulante in via Olocati, 1946 (ora via Conca del Naviglio)


Intorno a i Navigli il fermento sembra non avere mai fine.


Durante gli anni ’50 e ’60 questa porzione della città diventa lo scenario perfetto per un grandissimo giallista come Giorgio Scerbanenco, che tratteggia un mondo milanese crudo, amorale, cinico, malvagio, fatto di milanesi che gettano cadaveri nei Navigli. Scerbanenco non è né il primo, né l'ultimo scrittore a considerare i Navigli il cuore di Milano. Una delle più grandi poetesse del nostro Paese la pensava esattamente come lui, Alda Merini. Impossibile dar loro torto!
Intanto, nel 1959, la Darsena finisce la sua attività.




Negli anni ‘70 il quartiere che accoglie i due Navigli principali (Grande e Pavese) diventa centro di aggregazione e socialità dei giovani. Gli affitti delle case sono a buon mercato e la zona è ricca di locali sempre più interessanti e vivaci. In questi anni si procede a ricoprire di asfalto altri tratti dei Navigli, più spostati verso Ovest, in direzione di Piazza Napoli. Lungo quel nastro di asfalto che è la circonvallazione esterna il traffico scorre a tutte le ore del giorno e della notte, senza sosta. Lo si potrebbe definire un luogo da stress permanente, dove gli alterchi, gli incidenti, la prostituzione e la malavita non si fermano mai.
Ma le case di ringhiera dei Navigli degli anni ‘70 che incoraggiano le attività collettive, precludono anche la privacy e così lo spazio un tempo pubblico si chiude presto agli estranei. Negli anni ’80, infatti, l’edilizia del quartiere viene ristrutturata, le abitazioni si trasformano in residenze alla moda che ingolosiscono i ceti più agiati. Nasce la “Milano da bere” e con essa spariscono gran parte degli artigiani. Oggi sui Navigli si concentrano due realtà contrapposte: la “movida” di medio-basso livello e un’altra, di altissima qualità, che si riscontra all’interno delle corti in cui sorgono attività commerciali rivolte a una clientela di nicchia, show room di eccellenza, culle del design.

Arriviamo ad oggi.  
Tra il 2008 e il 2010 la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha condotto studi sulla possibile riapertura dei Navigli. E’ stata analizzata la fattibilità degli interventi sotto ogni profilo. Il costo stimato supera i 400 milioni di euro. Riaprire i navigli significherebbe chiudere la circonvallazione interna alle auto per incrementare l’uso dei mezzi pubblici (inclusi i battelli). Milano non sarebbe la prima a scegliere di avviarsi verso un futuro più a misura d’uomo. Per esempio, Madrid ha riaperto il Manzanarre, altre città europee riaprono le vie d’acqua e persino Tokyo sta riaprendo i canali. Intanto, l'amministrazione comunale, guidata da Giuliano Pisapia, ha iniziato un lavoro di riqualificazione della Darsena degno dell'orgoglio dei milanesi. Cosa ci offrirà l'amministrazione Sala? Non lo so. Ciò che posso dire è che tra non molto i milanesi saranno chiamati a esprimere la propria opinione in merito a questa nuova opportunità.

Chiaramente, io tifo per la riapertura dei Navigli e sospendo il giudizio sull'attuale amministrazione. Vedremo!

E voi, cosa ne pensate?

Buona settimana e arrivederci al prossimo post! :-)



BIBLIOGRAFIA:
Storia dei Navigli, Wikipedia
Idrografia milanese, Wikipedia
Cerchia dei Navigli, Wikipedia
Storia di Milano, Wikipedia
Bonvesin de la Riva, Wikipedia
Conca dell’Incoronata, Wikipedia
Lombardia, Beni Culturali, sito ufficiale

Tutte le immagini sono tratte dal web