domenica 22 gennaio 2017

Tarocchi classici: la storia dei Trionfi_ Introduzione






Buon anno e ben ritrovati: il blog riapre oggi, dopo la chiusura di dicembre.

Come indicato nel titolo, questo nuovo post darà inizio ad una serie di appuntamenti dedicata ai Tarocchi classici e ai loro ventidue Arcani Maggiori, detti anche Trionfi.


Cavaliere di Coppe - mazzoVisconteo Cary-Yale


Il sottotitolo offre un’indicazione precisa del pubblico cui la serie è destinata e quello al quale ne è vivamente sconsigliata la lettura.
Per essere ancora più chiara vi dirò che se siete convinti anche voi che l’argomento meriti un approccio metodico e scrupoloso, se pretendete ben più che ciarpame e pronostici di fuffa, siete capitati sul post… anzi sul primo dei post più giusti che avreste potuto incontrare.    

Se, al contrario, pensate di trovar qui paccottiglie come quelle appena menzionate, tornatevene pure al vostro gossip o a qualsivoglia corbelleria più confacente ai vostri bisogni. Insomma, questo blog non è per tutti.
Ben ritrovati! Venite con me a scoprire il meraviglioso mazzo Visconteo

Bene! Detto questo, vi dirò che il pretesto per introdurre il tema intorno al quale orbiterà una ricca serie di post mi è stato offerto da una recente visita all’Accademia Carrara di Bergamo. 

All’interno della Galleria sono, infatti, andata a rivedere uno dei tre meravigliosi mazzi di carte che Bonifacio Bembo, pittore e miniatore bresciano (1420-1480), affascinato dall’idealismo neoplatonico e dal suo patrimonio di simboli esoterici, ideò e dipinse per il Duca Filippo Maria Visconti e, in seguito, per Francesco Sforza.


Se gradite, vorrei parlarvi di questo mazzo. Vedrete che non vi deluderà.
uno scorcio della Piazza Vecchia nella Città Alta

Ecco una riproduzione fedele dell'intero mazzo di Bonifacio Bembo, cioè come apparirebbe nel suo insieme

Il mazzo ospitato all’interno di questa Galleria e perennemente esposto dentro la sua specifica saletta, è ufficialmente conosciuto con il nome di Pierpont-Morgan e rappresenta il più antico e completo mazzo di carte con il Gioco dei Trionfi, appartenente ai Visconti. In pratica, si tratta di uno straordinario capolavoro dell’arte tardogotica.

Il mazzo Pierpont-Morgan, infatti, noto anche come Visconti-Carrara o Visconti-Colleoni-Baglioni, mostra per la prima volta in assoluto la serie completa di Trionfi che in seguito caratterizzerà ogni classico mazzo di Tarocchi: MattoBagatto (Mago), Papessa, Imperatrice, Imperatore, Papa, Matrimonio (Amanti), Carro, Giustizia, Eremita, Ruota, Fortezza (La Forza), Appeso, Morte, Temperanza, Diavolo, Casa di Dio (Torre), Stelle, Luna, Sole, Giudizio, Mondo

Oggi, il Pierpont-Morgan si presenta smembrato in tre diverse collezioni: l'Accademia Carrara di Bergamo (26 carte di cui 5 trionfi e 7 carte figurate), la Pierpont Morgan Library di New York (35 carte di cui 15 trionfi e 8 carte figurate) e una collezione privata appartenente alla famiglia Colleoni di Bergamo (13 carte numerali).

Come già anticipato, le sue origini sono legate a Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, il quale in occasione del matrimonio della figlia Bianca Maria con Francesco Sforza, commissionò il mazzo a Bonifacio Bembo per farne dono diplomatico. Qualche fonte sostiene che il committente fosse la stessa Bianca Maria, ma tant’è... Successivamente passò nelle mani del Conte Ambiveni, che a sua volta lo lasciò alla famiglia Donati. I Donati lo vendettero al Conte Alessandro Colleoni e questi fu il primo ad iniziarne lo smembramento patteggiando con il Conte Francesco Baglioni ben 26 lame, in cambio di alcuni dipinti.

Più avanti, nel 1811, la famiglia Colleoni vendette altre 35 carte che furono acquisite dalla Pierpont Morgan Library di New York e ne tenne per sé 13, che conserva ancora oggi. Nel 1901, alla morte del Conte Baglioni, le 26 lame cedute da Colleoni passarono, insieme al resto della sua collezione, all'Accademia Carrara.

Il Matto - fonte Wikipedia
Dei 20 Trionfi giunti fino a noi (Il Diavolo e la Torre sono andati persi, così come, tra le lame figurative e numerali, sono andati persi il tre di spade e il cavallo di denari) 14 sono originali e appartengono all'epoca di Filippo Maria. Nella fattispecie si tratta dei seguenti Trionfi: il Matto, il Mago o Bagatto, il Papa, la Papessa, l’Imperatore, l’Imperatrice, gli Amanti o Matrimonio, il Carro, la Ruota, l’Eremita, l’Appeso, la Morte, la Giustizia, il Giudizio.


Il Bagatto- fonte Wikipedia

I restanti 6 Trionfi vennero integrati alla serie originaria dal miniaturista Antonio da Cicognara. I suddetti trionfi sono: Sole, Luna, Stelle, Mondo, Fortezza e Temperanza. 

La Ruota della Fortuna
- fonte Wikipedia

Qui ne potete ammirare alcuni.




Bene! adesso, però vorrei invitarvi ad osservare da vicino queste carte. Sono senza dubbio meravigliose dal punto di vista artistico, non lo trovate anche voi? 



L'Eremita - fonte Wikipedia


In realtà, al di là dell’elevato valore estetico, queste carte sono eccezionali anche per ciò che vogliono comunicare. Ecco, osservate questa lama e osservate anche l'immagine presa dall'interno della vetrata absidale del Duomo di Milano

Fante di Denari. Come potete notare
nella mano del Fante si nota
il Sole Raggiante
fonte Wikipedia

Vetrata absidale del Duomo di Milano. Particolare del
Sole Raggiante - fonte web
















Ciò che vorrei mettere in luce è che queste carte ci parlano prima di tutto di chi le ha commissionate. Possono farlo, e ci riescono benissimo, attraverso l'utilizzo dei simboli. Sugli Arcani Minori, per esempio, più precisamente nel gruppo dedicato alle figure, viene più volte ripetuto il motivo del sole raggiante. Questa ridondanza, non è affatto casuale, bensì fortemente voluta dal committente. Infatti, Sole Raggiante era l’appellativo attribuito alla famiglia dei Duca Visconti: fonte di vita per i sudditi ed emblema di giustizia. 

Certo, ai Visconti non mancava una buona dose di faccia tosta, vero? Benone, andiamo avanti con l’analisi e vedrete che sarà anche molto divertente!

L'Imperatrice. Notate nel manto  i tre anelli intrecciati
 (la lama fa parte del gruppo ospitato presso la
Morgan Library di New York) - fonte web


L'Imperatore - fonte web


Anche se non è facile intravederli, ahimè, sia sugli arcani minori, che sui Trionfi compaiono altri emblemi delle due famiglie.

Per esempio, sul manto dell’Imperatore e dell’Imperatrice, sono ravvisabili i tre anelli intrecciati di diamanti che rappresentano gli Sforza.

I Visconti, invece, sono nuovamente rappresentati dalla corona ducale con le palme e l’alloro, dal capitergium e dalla colombina

corona piumata o impresa Piumai, la corona ducale
dei Visconti - fonte web 

effige di Filippo Maria Visconti.  Sulla veste il
Capitergium contenente la Colombina con il
cartiglio; il tutto è sormontato da corona nobiliare.
Certosa di Pavia, porta della sacrestia. fonte web

E, infatti, sulla gualdrappa del Cavaliere di Denari troviamo la corona piumata; su quella del Cavaliere di Spade scorgiamo il capitergium cum gassa e, infine, su quella del Cavaliere di Coppe possiamo riconoscere la colombina raggiata

Asso di bastoni: si noti il motto
A bon droyt - fonte web
Asso di Spade nel quale viene riprodotto il motto


Ma non basta! In realtà, ad uno sguardo attento, noterete anche voi che tutti i cartoncini sono intrisi di emblemi che rimandano alla famiglia Visconti e alla famiglia Sforza
Per esempio, sull’Asso di Bastoni e sull’Asso di Spade si legge il motto già caro a Gian Galeazzo Visconti: A bon droyt (a buon diritto).

Insomma, che i cartoncini fossero destinati al diletto dei due sposi, sia che fossero destinati a qualche altro ospite, al destinatario doveva sempre risultare ben chiara una cosa, e cioè che il potere (di aver commissionato un simile gioiello artistico, oltre quello di governare sul popolo) si trovasse fermamente stretto nelle mani dei due nobili coniugi, e solo nelle loro.

Vorrei, però spendere ancora due parole sulla simbologia legata alla corona nobiliare, la cosiddetta corona piumata, per comprendere meglio la sottile ironia del suo ideatore, GianGaleazzo: credete, ne vale la pena!

Dovete sapere che la corona ducale era tempestata di pietre preziose e attraversata da due rami intrecciati di palma e d’ulivo. Sebbene l’ulivo alludesse alla pace e la palma indicasse umiltà e capacità di adattamento, i loro rami intrecciati assumevano un ben diverso significato. Essi, infatti, erano apparsi già ai tempi di GianGaleazzo, quando il ducato di Milano aveva ormai «inghiottito» Liguria, Emilia, buona parte della Toscana, insomma, tutte le terre che tolleravano a malapena il giogo visconteo. GianGaleazzo, che era un personaggio piuttosto spietato e senza dubbio sarcastico, si offriva come garante di pace e di prosperità, promettendo i frutti dell’ulivo e della palma, a condizione però che i sudditi, come i ramoscelli delle due piante, si piegassero, flessibili, al suo governo. Insomma, le doti comunicative dei Visconti non erano davvero niente male!

Ma cos’altro ci raccontano queste carte? Ci raccontano del matrimonio di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza. Ci narrano di un percorso didattico – morale, più facilmente affrontato come percorso ludico, il Ludus Triumphorum, nel quale i sovrani potevano visualizzare le contrarietà, le sconfitte e gli impedimenti che avrebbero potuto incontrare nel corso del proprio governo, e della propria vita, così come le vittorie e le glorie che li avrebbero attesi.

Scopriremo, più avanti, che quel gioco filosofico, che forniva ai giocatori istruzioni di ordine fisico, quanto morale e mistico, attraverso i Trionfi, con le immagini delle Virtù, delle condizioni umane e dei pianeti, verrà riscoperto sul finire del Settecento. Tuttavia, il ritorno di interesse verso queste carte partirà da premesse esoteriche che ne prevedranno un nuovo utilizzo, ossia, magico e divinatorio.
Ma di questo ci occuperemo abbondantemente nei prossimi post!

Ciò che adesso ci resta da conoscere sulla storia dei mazzi visconteiovvero realizzati nell’ambito della corte ducale dei Visconti e degli Sforza, è che in tutto il mondo ne rimangono solo una decina

I tre più antichi, meglio conservati e studiati sono: il mazzo Visconti di Modrone della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale (67 carte), il mazzo Brambilla della Pinacoteca di Brera (48 carte) ed il mazzo Pierpont-Morgan-Colleoni (74 carte) di cui abbiamo ampiamente trattato finora.

Avete avuto modo di vedere il mazzo Brambilla o il Pierpont-Morgan?

Ah, ma dimenticavo! Esiste un ulteriore aspetto che riguarda il mazzo Pierpont-Morgan, di cui non vi ho ancora rivelato nulla. Ma probabilmente molti tra voi già lo avranno preso in considerazione, e cioè che questo fu anche il mazzo di carte che ispirò uno dei libri più fantasiosi di Italo Calvino: Il Castello dei Destini Incrociati, pubblicato nel 1969, una raccolta di racconti costruiti in base a sequenze diverse delle carte del mazzo. Ecco cosa scriveva Calvino nella Nota finale all'edizione del 1973:

«Mi sono applicato soprattutto a guardare i Tarocchi con attenzione, con l'occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo un'iconologia immaginaria. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla».

Insomma, non so più come dirvelo, ma se non l'aveste ancora fatto, recatevi a Bergamo, che tra l’altro è una città deliziosa, e non mancate di visitare l’Accademia Carrara: non ve ne pentirete!

Molto bene, ora torniamo al programma accennato all'inizio dell'articolo, ovvero quello relativo ad una nuova rassegna di post, che prende il via con questa introduzione.

Ci tengo ad anticiparvi che per la vastità del tema saranno necessari un ricco numero di appuntamenti, in ciascuno dei quali verrà offerta al lettore l’occasione per avvicinarsi in modo intelligente e rispettoso verso (o per rivisitare, se già lo si conosce) il misterioso e magico universo dei Tarocchi

L’intenzione alla base dell’iniziativa è, in primis, di ripercorrere la storia dei tarocchi classici, quelli che oggi vengono comunemente definiti Tarocchi di Marsiglia, per scoprire dove hanno avuto origine e come si sono sviluppati. Successivamente, puntata per puntata, ci dedicheremo all'analisi di ciascuno dei ventidue Trionfi, per provare a svelare almeno alcuni dei molteplici significati dei tanti simboli contenuti.

Vi interessa, dunque l’argomento e vi aggrada come intendo trattarlo?

Partiamo, dunque, insieme per questo nuovo viaggio?

Se la risposta è affermativa, seguitemi nel prossimo numero e vi introdurrò alle origini storiche dei Tarocchi.

A presto e a bon droyt! :-)











13 commenti:

  1. Io mi unisco al seguito! Curiosa di sapere la storia di questi mazzi. Vero è che di mazzi ne sono stati fatti a decine a che se non tutti hanno saputo dare una profondità al loro lavoro. Grandi Maestri di vita, grandi Aiutanti se li si usa come strumenti per un percorso di crescita personale. A presto

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    1. Hai completamente ragione, cara Elisabetta: i Tarocchi sono utilissimi strumenti che agevolano il percorso di ricerca e proprio per questa ragione andrebbero trattati con grande rispetto. Poi, per carità, ognuno è libero di far ciò che meglio crede e non è certo mia intenzione dispensare critiche a destra e manca. Tuttavia, ho voluto sottolineare che lo spirito con il quale intendo proseguire questa rassegna è serio, e impegnativo, sia per chi propone un'attenta disamina di questi formidabili cartoncini, sia per la vorrà seguire e pertanto è prevedibile che lo sforzo non sarà apprezzato da tutti. Ma, in fondo, come ho già avuto modo di dichiarare, meglio pochi, ma buoni e tu, mia carissima amica, fai senza dubbio parte del gruppo di persone alle quali mi rivolgo con infinito piacere!
      Grazie del sostegno e a presto! :-)

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  2. Che splendido rientro, Clem! E questi tarocchi sono spettacolari, dei veri gioielli. Ebbi modo di vedere la collezione dell'Accademia Carrara esposta temporaneamente a Brera un paio d'anni fa. Sono molto interessanti per studiare i costumi dell'epoca presso le corti, fortemente influenzate dalla moda francese. Ricordo anche che sono carte di formato piuttosto grande, rispetto alle nostre.

    Per quanto riguarda la faccia tosta dei Visconti, confermo: erano abili propagandisti di se stessi e della loro famiglia. Pensa che al Museo del Duomo di Milano c'è una scultura di Sant'Agnese che è un manifesto politico, con tanto di stemma sul corpetto. Infatti avevano avuto un'Agnese Visconti sposata a un Gonzaga che era stata decapitata dal marito con l'accusa di adulterio; e ne volevano quindi fare una santa. Oltretutto era la figlia di quel Bernabò che ben conosciamo! "A bon droyt", come avrebbe detto Gian Galeazzo! Sono molto curiosa della prossima puntata.

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    1. Oh, che piacere leggerti anche qui, mia cara Cri! Bene, bene: vedo che apprezzi la scelta dell’argomento e non posso che esserne felice… Effettivamente i Tarocchi di Bonifacio Bembo, oltre ad essere una raffinatissima opera d’arte, rappresentano una straordinaria prova documentaria dei costumi dei Visconti-Sforza, da tutti i punti di vista. È altrettanto vero che il formato di questi cartoncini sia più grande delle normali carte da gioco che utilizziamo oggi. Anzi, addirittura, tra le tre principali collezioni realizzate dal Bembo, quella conservata all’Università di Yale, che è la serie più antica (creata nel 1428 in occasione delle nozze tra Filippo Maria Visconti e Maria di Savoia), è quella con le lame più grandi in assoluto e anche la versione nella quale l’artista ha scelto di riprodurre fin nei minimi dettagli i sontuosissimi abiti della nobiltà viscontea.
      Vedrai che anche la prossima puntata sarà molto intrigante: la storia dei Tarocchi è ricca e molto affascinante!
      Ahahah, mi mancava questa chicca sull’Agnese Visconti in Duomo! Certo che questi signori non finiscono mai di stupire! In realtà, avevo in qualche modo seguito la vicenda, ma solo dal punto di vista della signoria mantovana: sapevo di Francesco Gonzaga, che aveva pensato bene di eliminare la moglie Agnese (chissà poi se l’adulterio fosse vero o solo presunto e buttato lì ad hoc…) e di seppellirla in terra sconsacrata insieme al presunto amante, a sua volta impiccato. Non sapevo che i Visconti avessero piazzato nel Duomo di Milano un busto di Agnese per rivendicarne la santità!!!! Devo assolutamente andare a faci un giro!!! Comunque, ancora oggi, nel cortile di Palazzo Ducale a Mantova, c’è la targa che ricorda la sepoltura dei due poveretti e c’è anche chi giura che il fantasma di Agnese si aggiri per il Palazzo urlando di rabbia contro il marito assassino! “A bon droyt!” ;-)

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  3. Come sempre, Clementina, non tradisce mai le aspettative dei suoi lettori. Splendida questa iniziativa di ripercorrere l'origine e la storia dei Tarocchi, veri gioielli di testimonianza antica che persiste nella nostra modernità. La collezione dell'Accademia Carrara rappresenta l'introduzione ad un percorso che Clementina ha utilizzato per illustrarci i costumi dell'epoca dei Visconti e la loro influenza sulla moda francese. Così come presentati in questo meraviglioso e dettagliato articolo, i Tarocchi sono emblemi della vita sociale e culturale che descrivono attraverso l'immagine molto di più di quello che la nostra mente può percepire. In essi vi è scolpita la rappresentazione più veritiera del tempo a cui si riferiscono. Aspetto con molta curiosità e interesse la prossima puntata. Un viaggio che mi entusiasma e mi arricchisce profondamente. Grazie, Clem!

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    1. Ben ritrovata, cara Annamaria! Ripercorreremo le origini e la storia dei Tarocchi e, in seguito, entreremo anche nell’analisi del contenuto di ciascuna lama per svelarne, almeno in parte, i significati! Siamo partiti dal mazzo Pierpont-Morgan, datato intorno al 1441 e che a quell’epoca veniva definito “mazzo di carte con i giochi dei Trionfi”, perché questo mazzo rappresenta il prototipo cui si ispirarono i tarocchi realizzati, molto tempo dopo, nelle tipografie marsigliesi. Perché dico questo? Perché, se è vero che le carte di Bonifacio Bembo costituiscono una minuziosa e fedele rappresentazione del tempo in cui vennero realizzati, non si può dire altrettanto per i tarocchi che ne conseguirono. Che aggiungere, quindi? Ti ringrazio tantissimo della deliziosa ed entusiasta partecipazione e ti aspetto alla prossima puntata per svelarti qualche altro mistero!

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  4. Arrancando arrivo anch'io, cara Clementina. Bentornata con i tuoi articoli che ci offrono approfondimenti intriganti, assolutamente da non perdere. I Tarocchi: per me un'incognita, un mistero. Non conosco né la storia né le rappresentazioni che queste carte custodiscono. E sinceramente non mi sarei mai forse presa la briga di andare a documentarmi. Ci voleva il tuo blog, che ha risvegliato la mia curiosità: adesso voglio saperne di più! Come introduzione, questa prima parte mi è sembrata davvero ottima, in pratica mi hai aperto la porta su un mondo finora sconosciuto. E quindi, a bon droyt, non aspetto che le prossime puntate per conoscere i dettagli. E grazie anche per la dritta su "Il castello dei destini incrociati" di Calvino, ora voglio leggere anche quello!

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    1. Vedrai, cara Lauretta, che lo troverai anche tu un mondo molto interessante! Certo, va preso e dosato nel modo giusto, ma i suoi risvolti non possono che risultare intriganti. Inoltre, è molto stimolante, pensa ad esempio al libro di Calvino. A questo proposito, non lasciartelo sfuggire: merita!
      Grazie mille della visita e alla prossima!

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  5. Articolo accurato e eruditamente completo..complimenti! come sai Il Catsello dei destini Incrociati di Calvino è interamente basato sui Tarocchi

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    1. Ciao, Andrea, che piacere ritrovarti qui! Innanzitutto, ti ringrazio tantissimo dei complimenti: quelli degli amici che vengono a visitare queste pagine sono il più importante propellente di questo blog. Inoltre, citando Il castello dei destini incrociati, hai messo a fuoco un elemento fondamentale, e cioè che i tarocchi hanno esercitato grandissimo fascino anche sui più grandi intellettuali di ogni epoca e il capolavoro di Calvino lo dimostra ampiamente. Calvino, infatti, invitato dall'editore Franco Maria Ricci a redigere un testo su un numero della prestigiosa rivista dedicato ai Tarocchi della collezione Visconti Sforza, rimase incantato da quegli arcani e produsse una serie di 12 racconti evocati dalle splendide illustrazioni di quelle lame. A dire il vero, si tratta di un esempio di letteratura combinatoria, perché non è necessario procedere alla lettura dei racconti in successione, ma li si può affrontare anche in modo diverso. A questo proposito, mi fai venire in mente un altro esempio di letteratura combinatoria, e cioè la Composizione n°1 di Marc Saporta. Me ne parlò un amico tanti anni fa. Io non l'ho mai letto e pare sua difficile da reperire. Venne pubblicato nel 62 e si presenta in una scatola di cartoncino nel quale vi sono adagiate le pagine non numerate e sciolte, precedute da un cartoncino che invita il lettore a mescolare le pagine come un mazzo di carte per procedere poi alla loro lettura! Insomma, una vera chicca. Anzi, mi sa che proverò a cercarlo online. Un caro saluto e a presto!

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  6. Ciao, Andrea, che piacere ritrovarti qui! Innanzitutto, ti ringrazio tantissimo dei complimenti: quelli degli amici che vengono a visitare queste pagine sono il più importante propellente di questo blog. Inoltre, citando Il castello dei destini incrociati, hai messo a fuoco un elemento fondamentale, e cioè che i tarocchi hanno esercitato grandissimo fascino anche sui più grandi intellettuali di ogni epoca e il capolavoro di Calvino lo dimostra ampiamente. Calvino, infatti, invitato dall'editore Franco Maria Ricci a redigere un testo su un numero della prestigiosa rivista dedicato ai Tarocchi della collezione Visconti Sforza, rimase incantato da quegli arcani e produsse una serie di 12 racconti evocati dalle splendide illustrazioni di quelle lame. A dire il vero, si tratta di un esempio di letteratura combinatoria, perché non è necessario procedere alla lettura dei racconti in successione, ma li si può affrontare anche in modo diverso. A questo proposito, mi fai venire in mente un altro esempio di letteratura combinatoria, e cioè la Composizione n°1 di Marc Saporta. Me ne parlò un amico tanti anni fa. Io non l'ho mai letto e pare sua difficile da reperire. Venne pubblicato nel 62 e si presenta in una scatola di cartoncino nel quale vi sono adagiate le pagine non numerate e sciolte, precedute da un cartoncino che invita il lettore a mescolare le pagine come un mazzo di carte per procedere poi alla loro lettura! Insomma, una vera chicca. Anzi, mi sa che proverò a cercarlo online. Un caro saluto e a presto!

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  7. Che spettacolo questo mazzo che ci hai presentato! Particolarmente affascinata dal Bagatto (l'ho sempre trovata una figura piuttosto ambigua) e dal blu dell'eremita. Ora vado a leggere il seguito...

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    1. Il mazzo Visconteo della Galleria Carrara è davvero strepitoso! Tra qualche puntata arriveremo a trattare il Bagatto, che in effetti è proprio un bel "personaggino" ;-) Uno alla volta, esamineremo tutti i ventidue arcani maggiori (come direbbe qualcuno: tanta roba!) :-D

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