lunedì 29 maggio 2017

I miei (intensissimi) anni ’80






Eccomi tra i cinque nominati da Ivano Landi, del blog Ivano Landi , per continuare il meme iniziato dal prodigioso Miki Moz, con il post I miei anni ’80 


Stravolgerò, fin da subito, la scaletta proposta da Miki nel tentativo di inquadrare l’epoca sulla base del mio vissuto. La mia visione, pertanto, sarà prevalentemente centrata sull’Italia e con un focus particolare su Milano, città che mi ha dato i natali e nella quale ho vissuto per oltre 40 anni. 

LIFE:
Per come lo ricordo, quel decennio è stato molto complesso (a livello locale e globale) e ricco di contraddizioni. Sono anni di profonda trasformazione in ogni ambito: politico, sociale, culturale, tecnologico. Siccome ciascuno di noi è parte del tutto, chi ha vissuto in quel periodo non può non esser stato influenzato da quelle trasformazioni, anche se avvenute a grande distanza.  

A onor del vero, i cambiamenti radicali nel mondo hanno inizio già qualche anno prima e possono essere circoscritti nei seguenti fenomeni:

1) 1979, Margareth Thatcher sale in carica, come primo ministro del governo inglese: l’Inghilterra è invasa da un’ondata di disoccupazione, l’Irlanda è in fiamme da anni e cova il dubbio che la polizia inglese abbia compiuto violazioni dei diritti civili su cittadini sospettati di appartenere all’IRA. Il mondo intero fa continui appelli alla Lady di ferro ad essere meno inflessibile con i detenuti irlandesi, ma anche con i minatori inglesi. Per tutta risposta, lei combatte contro tutti e stringe i cordoni della borsa. Nel 1984 l’IRA fa esplodere una bomba nell’hotel dove si sta svolgendo un congresso del suo partito e quasi la uccide;
2) 1977, con la presenza della Thatcher al governo inglese, si registra anche l’arrivo del Punk sulla scena musicale: i Sex Pistols sbalordiscono il pubblico cantando a squarciagola: “God save the queen/The fascist regime/They made you a moron/A potential H bomb/God save the queen/She's not a human being/and There's no future/And England's dreaming/…”. Il punk rivoluzionerà i paradigmi e darà origine a nuovi generi musicali;
3) 1981, Ronald Reagan fa il suo ingresso alla Casa Bianca, con la sua linea di governo conservatrice, liberista, che porta all’aumento delle spese militari accentuando l'interventismo americano;
4) 1982, inizia l’era dei computer: il Commodore 64, entra nelle nostre case (credo che il mio sia ancora sepolto da qualche parte) e ci traghetterà verso la nascita del world wide web, del 1991;
5) sempre quell’anno arrivano i compact disc a sostituire nastri e vinili.

E cosa accade in Italia?

Agli albori degli anni ’80, il Presidente della Repubblica è Sandro Pertini. Nel Paese, reduce da due anni dall’omicidio fascista di Fausto e Iaio, avvenuto a Milano, e con le periferie invase dall’eroina (che faceva tanto comodo alle mafie - solo alle mafie? Mah! - per tenere tutti sotto il suo potere), risuona ancora l’eco del terrorismo:
1) giugno 1980: un aeroplano esplode in volo e poi precipita nei pressi di Ustica: 81 vittime;
2) 2 agosto 1980:  alle 10 e 25, nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, esplode una bomba. La violentissima deflagrazione coinvolge anche il convoglio dell’Ancona – Chiasso, in sosta al primo binario, di fronte alla sala d’aspetto. Totale delle vittime: 85 morti e 200 feriti. Avrei dovuto prendere quel treno per tornare a casa, dopo una breve vacanza sull’Adriatico. Senza saper spiegare perché, quella mattina, verso le 9, anziché dirigermi alla stazione di Rimini, come pianificato da mio fratello e il resto della compagnia, cambio improvvisamente strada e mi avvio alla spiaggia con la valigia in mano. Perdiamo il treno, ci salviamo la vita (forse)...
3) le Brigate Rosse continuano a colpire: circa 40 vittime, tra agenti di Polizia e Carabinieri, dirigenti d'industria, magistrati, politici, docenti universitari, medici e giornalisti. In quegli anni frequento il I Liceo Artistico Brera, con sede in via Hajech (lo stesso che frequentava Fausto Tinelli), davanti al quale sostano tutti i “santi” giorni le auto della Digos;
4) 1981: papa Giovanni Paolo II viene ferito gravemente da Alì Agca. Ricordo ancora lo stupore disegnato sul volto di mia madre;
5) 1981: scoppia lo scandalo della loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli e salta il governo Forlani (DC);
6) 1983: Bettino Craxi diventa Presidente del Consiglio. Sono gli anni rampanti di Milano, nella fase pre-Tangentopoli, e ancora nessuno può, nemmeno lontanamente, sospettare che fine farà lo statista… Milano guida l’economia del Paese: dopo il buio plumbeo del terrorismo si riaccendono le luci, la città è in fermento, vengono avviati i lavori di ampliamento della terza linea metropolitana, ovunque spuntano mostre, vernissage, incontri, dibattiti letterari, si respira arte e cultura ovunque, la moda “detta legge”, sbocciano griffe in ogni angolo, le vie si riempiono di modelle che arrivano per le sfilate e di esperti della finanza, la gente si riversa nei locali, che spuntano come funghi (soprattutto nella zona Navigli, dove abito), a trascorrere la serata. Di lavoro ce n’è per tutti, ma accade qualcosa di inedito: il governo Craxi fa saltare la “scala mobile”, il meccanismo retributivo che adeguava gli stipendi al costo della vita, e contestualmente cresce l’offerta di lavoro non subordinato, a partita iva, o attraverso contratti che porteranno alla precarietà diffusa nel tessuto sociale. In quel periodo sto ancora frequentando Scienze Politiche, ma ho già iniziato il percorso lavorativo, appunto come free lance, per conto di alcune aziende che si occupano di ricerche di mercato e trascorreranno tanti anni prima di ottenere un regolare contratto di assunzione. Ma c’è un ulteriore aspetto da annotare in quest’epoca: cambia anche il modo di fare televisione: entra in scena Silvio Berlusconi;
7) primavera 1986: esplode un reattore nucleare a Cernobyl, in Ucraina. Il disastro provoca, nell’area limitrofa, migliaia di morti legate direttamente o indirettamente alle radiazioni, ma la “nube radioattiva” viaggia in tutta l'Europa. L’Italia viene colpita il giorno successivo, di domenica. Mi trovo a passeggiare in montagna, in un rigoglioso campo di narcisi appena sbocciati, situato sopra Bellano, nella provincia di Lecco, quando arriva un acquazzone improvviso. Su quel campo non è mai più spuntato un solo narciso, sono sbocciati altri fiori, ma di narcisi non se ne sono più visti, nemmeno ora, dopo ben trentun anni;
8) luglio 1987, decido di fare il “grande passo” e mi sposo;
9) gennaio 1989, nasce il mio primo figlio: Giacomo 
10) settembre 1990, nasce il mio secondo figlio: Andrea.



MUSICA:
Come sempre accade, nei periodi di grandi trasformazioni la musica non può che essere protagonista.

Concerto di Bob Marley a Milano, stadio S. Siro, 27 giugno 1980. Fonte: web

Vi dico già che l’evento più magico di quegli anni si consumerà il 27 giugno 1980. È un venerdì e intorno alle 16, in compagnia di mio fratello e un’amica, mi porto davanti ai cancelli di San Siro. Tempo un’ora e il prato è già pieno di gente. Alle 19, quando inizia la sfilata dei supporters, tra cui un meraviglioso Pino Daniele,  lo stadio è stracolmo. Si conteranno oltre  100 mila persone, tutte radunate intorno al palco e sugli spalti per il “miticoconcerto di Bob Marley, accompagnato dai Wailers e dalla moglie, Rita. Marley, col fisico già provato dalla malattia che lo ucciderà in meno di un anno, canterà per oltre due ore e, quando attaccherà Jamming, beh, non lo dimenticherò mai! E non pensate male di me, miei graziosi rospetti :-D, neanche il mio tricuspide avrebbe mai approvato certi sollazzi…

Un’altra tragica scomparsa nel mondo della musica avviene a dicembre dello stesso anno: un folle esplode cinque colpi di pistola contro John Lennon e lo uccide
Ma andiamo oltre.

Con Sex Pistols, Clash, Damned, Iggy Pop, Ramones…, si impongono nuovi generi e nuove formazioni. Sono anche gli anni delle alchimie sonore di Brian Eno, quelle di “Music for airports” per intenderci e, c’è un’altra band che ascolto con insistenza. Nel 1982 esce il loro doppio album, “The name of this band is Talking Heads”… e osservate il look di David Byrne e di Tina Weimouth


Al di là delle pietre miliari della pop music, capaci di shiftare su stili diversi senza perdere il proprio tratto identitario, come ad esempio David Bowie, gli altri artisti sono destinati a cristallizzarsi. Nascono un’infinità di nuove band e di nuovi stili. La new wave si declinerà in mille modi diversi: si passa da “Message in a bottle” dei Police, a “Alive and Kicking”, dei Simple Minds e così via. Influenzata da mio fratello, che a metà degli anni ’70, aveva aperto una stazione radio dentro casa nostra, faccio scorpacciate di tutto: PFM, Weather Report, Banco del Mutuo Soccorso, Perigeo, De André, Eurythmics, INXS, U2, AC/DC, Spandau Ballet, Cure, Smiths, Ozzy Osbourne, Van Halen, Guns N' Roses, Bruce Springsteen, Prince, … e molto, molto altro: insomma, di tutto e di più!

Vi lascio la traccia di “Welcome to the jungle”, estratto dall’album “Appetite for Destruction”, pubblicato dai Guns N' Roses il 21 luglio 1987 e considerato uno degli album più venduti di tutti i tempi:


La disco music, non è mai stata il mio forte, però avrà due divi indiscussi: Michael Jackson (che in realtà si affaccia al palcoscenico fin da bambino) e una signora che diventerà un’icona vivente, anzi un vero e proprio caso (vincente) di marketing. 

Madonna, Rotterdam, agosto del 1987.
Fonte Wikipedia
Piaccia o non piaccia, Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna, una self made woman, è l’artista femminile ad aver venduto più dischi nella storia della musica (oltre 95 milioni di album negli Usa, 350 milioni di dischi in tutto il mondo), la quarta artista con maggiori vendite in assoluto, e il suo look influenzerà, per molti anni, la moda internazionale.










CINEMA:
Le mie tappe imprescindibili (citarli tutti non si può):


1980: negli Usa, esce una commedia musicale diretta da John Landis e interpretata da John Belushi e Dan Aykroyd, che farà storia: “The Blues Brothers”. Avrò rivisto quel film almeno una decina di volte ;-)

Screenshot dal film Shining di Stanley Kubrick.
Fonte: Wikipedia
1980: sempre negli Usa, esce un altro film destinato a diventare un cult. La pellicola è diretta da Stanley Kubrick ed è basata sul romanzo omonimo scritto da Stephen King: Shining”. Appena esce nelle sale milanesi vado a vederlo con mia madre, è lei che mi ha appassionata ai thriller, e ne ricordo anche i minimi dettagli…  “Wen-dy!” :D  ;-)



Locandina di Fanny e Alexander. fonte: Coming soon

1982: Ingmar Bergman ci regala un altro capolavoro intriso di magia e poesia e nel quale i personaggi si muovono in una realtà che finisce per diventare sogno (non a caso la scena finale chiude sulla nonna che legge La vita è un sogno, di Calderon De la Barca): "Fanny e Alexander". Resterà in eterno nel mio cuore.












Screenshot da Scarface, di Oliver Stone e Brian De Palma, 1983.
Fonte: Wikipedia
1983: esce “Scarface”, un film brutale, feroce, girato e interpretato in modo magistrale, che detta le nuove linee guida per tutti i polizieschi a seguire. Ne rimango affascinata e un po' di quella ferocia finisce nel mio "Niente Panico".   




Screenshot da Ginger e Fred, di Fellini, 1985. Wikipedia
1985: l'eclettico Federico Fellini realizza una nuova pellicola con la quale denuncia, con veemenza, la cultura del consumismo e lo strapotere della pubblicità: "Ginger e Fred". Tra i tanti personaggi che popolano la trama c'è anche un nebuloso "cavalier Fulvio Lombardoni", e il regista entra nel mirino della feroce critica di Silvio Berlusconi. 




Screenshot dal film Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders. Fonte: Wikipedia



1987: Wim Wenders dirige un capolavoro assoluto, al quale mi appassiono senza resistenze: “Il cielo sopra Berlino”.

Dalla locandina di Donne sull'orlo di una crisi di nervi
di Pedro Almodovar, 1988. Fonte: 1filmalgiorno

1988: ho riso fino alle lacrime con "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", la commedia che consacra definitivamente Pedro Almòdovar. Impossibile non citarlo! 





TV:

1981: il mio primo ricordo della TV di quegli anni sono i videoclip: esplode la moda dei filmati musicali. 
Su RaiUno, nasce uno splendido rotocalco settimanale, condotto da Carlo Massarini e che andrà in onda, nella tarda fascia oraria serale. È uno dei miei appuntamenti televisivi preferiti, ottima informazione musicale e presentazione di videoclip: Mister Fantasy.  
Su un'emittente locale, TeleradioMilano2, il batterista della PFM, Franz Di Cioccio, conduce il programma "Punk e a capo" nel quale scorrono i video di innumerevoli rock band: Led Zeppelin, Clash, Police, e così via. 

Screenshot di Magnum P.I., con Tom Selleck.
Fonte: Kiwireport

1981: sulla falsa riga del decennio precedente, continuano a imperversare le serie. Io seguo: Magnum P.I., Supercar, La signora in giallo, Mac Gyver, Star Treck, V- Visitor.

1983: sugli schermi di Italia 1, ha inizio la prima edizione di “Drive in”: si succedono, una dietro l’altra, una serie di rapidissime gag interpretate da uno stuolo di comici intervallate, sia da stacchetti ballati da procaci pin up mezze nude, che da abbondanti spot pubblicitari. 

1988: su Raitre debutta "La TV delle ragazze" (cliccate sul link per vedere lo spassosissimo sketch di Cinzia Leone e non ve ne pentirete ;-D Il video è degli archivi Rai), che consacrerà Serena Dandini come autrice e conduttrice di imperdibili programmi satirici di altissima qualità, una meraviglia che diventa subito un cult !

1989: ancora su Raitre, a notte fonda, va in onda “Fuori orario”. Ecco un altro mio appuntamento televisivo: mi piace un sacco far tardi seguendo la rassegna del cinema d’autore introdotta dalle riflessioni di Ghezzi


TEATRO:
Salto a piè pari le sezioni Comics, Giochi e Videogames trattate da Moz, che lascio volentieri a bloggers molto più esperti e le sostituisco con il teatro. Cos’è andato in scena in quegli anni? Molte cose, e di altissima qualità. Ecco un piccolo, ma significativo assaggio delle tante opere cui ho personalmente assistito: 


1980: Franca Rame riporta in scena “Tutta casa, letto e chiesa”, e offre una carrellata di donne tutte diverse tra loro, per classe, età, ma tutte oppresse. Lei è fantastica e si ride, si piange, si ride,… Dico solo che a fine spettacolo, mia sorella e io abbiamo tracce di rimmel ovunque :-D 

1980Giorgio Strehler riporta in scena “L’anima buona di Sezuan”, di Bertold Brecht e al fianco di attori quali, la splendida Andrea Jonasson, Renato De Carmine, e molti altri, introduce un cantante sul quale non avrei scommesso un centesimo: Massimo Ranieri. La grandezza del regista, che non è nuovo a questi ripescaggi (lo aveva fatto anni prima anche con Milva), è di saper far emergere il meglio dai suoi attori e ci riesce sempre, anche in questo caso, tra l’altro con una trama difficile e un finale addirittura spiazzante: applausi a scena aperta, oserei direi che il Teatro Lirico tremasse. Ah, dimenticavo: i costumi di scena sono di Luisa Spinatelli, la mia “prof” di ornato disegnato, al liceo.

1981: mi reco al Teatro degli Elfi dove danno un musical, “Sogno di una notte d’estate”, tratto da una delle più buffe commedie di William Shakespeare (“Sogno di una notte di mezza estate”), che ha come regista un giovane Gabriele Salvatores, e tra gli attori, un potente e capelluto Claudio Bisio, che vestirà i panni dell’elfo Puck, una fantastica Cristina Crippa, e un meraviglioso Elio De Capitani, insieme a molti altri.  Platea gremita, vivissimo successo. 

Carmelo Bene, in Amleto, 1961, Roma.
Fonte: Wikipedia

1983: Carmelo Bene (di cui ero già follemente innamorata, fin dal suo apparire sugli schermi Rai, nel lontano 1974, con “Quattro modi di morire in versi”, dedicato ai poeti Majakovskij, Blok, Esenin e Pasternak) arriva al Teatro Lirico di Milano con il “suo” Macbeth e io mi precipito a vederlo. Dite ciò che vi pare, per me Carmelo Bene era e resta un mito!










LETTERATURA:
Impossibile ricostruire in questo post i tanti libri usciti e letti in quel periodo così fecondo. Senza voler fare un torto a nessun autore, posso sostenere fuori da ogni dubbio che in quegli anni mi sono immersa soprattutto nella letteratura sudamericana, portoghese e spagnola (saggi, romanzi e poesie). Ecco un breve elenco:


Gabriel Garcia Marquez (“Cent’anni di solitudine”; “Nessuno scrive al colonnello”; “Cronaca di una morte annunciata”; “L’amore ai tempi del colera”); Manuel Scorza (“Rulli di tamburo per Rancas”; “Storia di Garabombo l’invisibile”; “Cantare di Agapito Robles”; “La vampata”); Jorge Amado (“Gabriella, garofano e cannella”; “Donna Flor e i suoi due mariti”; “Teresa Batista stanca di guerra”; Isabel Allende (“La casa degli spiriti”; “D’amore ed ombra”; “Eva Luna”; “Eva Luna racconta”;…); José Saramago (“Memoriale del convento”); Fernando Pessoa (“Una sola moltitudine”; “Il libro dell’inquietudine”); Federico Garcia Lorca (“Tutte le poesie”; “Poesie inedite”); Carlos Castaneda (“Gli insegnamenti di Don Juan”)


FOTO:

Sì, è una foto del 1991, perdonate :D
Non ricordo bene in quale luogo sia stata scattata, ma so perfettamente che mi trovavo in compagnia di una carissima amica…

Spero che il post vi sia piaciuto, io mi sono divertita molto a realizzarlo e adesso non mi resta che nominare i fantastici blogger che proseguiranno il gioco:

- Cristina Cavaliere: se anche fossi già stata nominata, non ho letto il tuo post, per cui rilancio ;-)
- Marco Lazzara
- Massimiliano Riccardi
- Giulia Pignatelli
- Maria Teresa Steri

lunedì 22 maggio 2017

I Tarocchi classici: le figure negli Arcani minori – i Re




(Per vedere il precedente post sui tarocchi, clicca qui




«Dai dai, conta su... ah beh, sì beh/Ho visto un re/Sa l'ha vist cus'è?/Ha visto un re!/Ah, beh; sì, beh […]/E sempre allegri bisogna stare/che il nostro piangere fa male al re/fa male al ricco e al cardinale/diventan tristi se noi piangiam/e sempre allegri bisogna stare/che il nostro piangere fa male al re/fa male al ricco e al cardinale/diventan tristi se noi piangiam!»

Introduciamo questa puntata dedicata alle figure dei Re nei Tarocchi, con uno stralcio del testo di Dario Fo, tratto dalla celebre canzoneHo visto un re”, inserita in uno spettacolo di canti popolari, andato in scena nel 1969, intitolato “Ci ragiono e canto n°2”.

Locandina di “Ci ragiono e canto, 2”, scritto da Dario Fo nel 1969,
e messo in scena nel 1977 dal Collettivo teatrale La Comune
La versione più popolare della canzone “Ho visto un re” è sicuramente quella incisa, nel 1968, da Enzo Jannacci nel 45 giri della ARC (casa sussidiaria della RCA), ma essa non raggiungerà la notorietà nell’immediato, bensì molti anni dopo. Se vi va, vi racconto com’è andata. 

Nel novembre del 1968, Jannacci tenta di proporla alla televisione di Stato, ma viene inesorabilmente respinto. Il cantante, forte del recente successo di “Vengo anch’io. No, tu no”, ottenuto nella seconda puntata della  trasmissione Canzonissima, aveva deciso di sfidare, nell’immediata fase delle eliminatorie, Gianni Morandi, che si presentava con “Tu che m’hai preso il cuor”.  Invece, trova un muro: i dirigenti Rai glielo impediscono, perché ritengono il testo di questa ballata inadatto al programma. Quel testo è troppo sovversivo.


Copertina del 45 giri della versione di "Ho visto un re", ARC ed.

La notizia della bocciatura della canzone, che l’amico Jannacci aveva provato a introdurre all’interno del festival canoro popolare di timbro istituzionale, non meraviglia più di tanto l'autore del testo, Fo, che, ben sei anni prima, nel 1962, aveva ricevuto, insieme alla moglie, Franca Rame, il “no” della censura da parte dei funzionari di viale Mazzini.

Cos’era accaduto quell’anno?



Dario Fo e Franca Rame, anni 1950-1960
Fo e la Rame vengono chiamati in Rai a condurre – guarda caso – proprio “Canzonissima”. I due conduttori propongono uno sketch, che viene dapprima approvato dalla dirigenza televisiva e, successivamente censurato. La scenetta verteva sui lavoratori impiegati nell’edilizia, ma in quelle ore era in corso la vertenza sindacale che li riguardava. Da quel momento in avanti scoppia uno scandalo che andrà ad occupare le prime pagine dei giornali, coinvolgerà il Parlamento, sfiorerà una riunione dei segretari dell’allora maggioranza di centro sinistra. Dario Fo veniva bollato ufficialmente come un “guastatore”, un personaggio troppo scomodo per le istituzioni e così, a lui e a Franca Rame, viene impedito di affacciarsi sul piccolo schermo.  

A quel punto, i due decidono di muoversi all’interno di altri canali: il teatro alternativo “di piazza”. Ma torniamo all’anno di pubblicazione del disco “Ho visto un re”. Con “Ci ragiono e canto”, filone teatrale e narrativo iniziato nel 1967 e proseguito negli anni successivi, con le versioni 2 e 3, Fo riscopre e rielabora altri canti di protesta della classe sociale più debole, canti attraverso cui emerge, sempre più nitida e cristallina la volontà di lotta del popolo contro la persistenza di un potere ritenuto sempre uguale a se stesso.

Ma in questo periodo di grande fermento concettuale e organizzativo, l’artista si prepara a mettere in scena contestualmente una nuova rappresentazione, nella quale – guarda un po’ – tornerà fuori ancora una volta la figura del Re… anzi, si affacceranno le figure di diversi re – e io ne approfitto per parlarvi ancora un poco di questo grande uomo di teatro, insignito del premio Nobel nel 1997 ;-)   

1970 - Locandina di “Mistero buffo” di e con Dario Fo,
presentata il 23 gennaio al Teatro Alfieri di Asti
Il tour di “Ci ragiono e canto 2”, infatti, s’incrocerà con quello della splendida  “giullarata”, che verrà reiterata fino alla fine da Dario Fo: stiamo parlando di “Mistero Buffo”.   

Mistero Buffo”, come ricorda il regista Molinari, citato nel saggio di Giangilberto Monti, “E sempre allegri dobbiamo stare. Le canzoni del signor Fo”, nasce inizialmente come fabulazione di diversi racconti, che via via, col tempo, si arricchirà, di brani reinventati, tratti dai Vangeli apocrifi, di racconti di origine francoprovenzale, di arlecchinate francesi, di esibizioni dello Zanni (una maschera della Commedia dell’Arte).

copertina di E sempre allegri bisogna staredi Giangilberto Monti, ed. Giunti

Ma c’è di più: all’interno di queste narrazioni farà spesso incursione l’attualità, contribuendo, così, alla realizzazione di infinite varianti dell’opera.

Protagonista assoluto della rappresentazione scenica è il giullare – interpretato chiaramente da Fo – che attraverso la parola, e con un linguaggio mutuato dai dialetti lombardo-veneti e tanti onomatopeismi, sfocianti in un coloratissimo multilinguismo – il grammelot – intrattiene il pubblico dando vita a un’infinità di scene mirate a mettere in luce l’eterna lotta delle classi subalterne contro il potere economico e politico.

“Mistero Buffo” è, un’operazione culturale, ma anche un’operazione politica, è uno spettacolo-conferenza teso ad aprire un dibattito con il pubblico, a smuovere gli animi degli spettatori svelando loro la mistificazione degli avvenimenti storici nel corso dei secoli, per farli giungere a una presa di coscienza sull’attualità. “Mistero Buffo” è uno sberleffo a tutte le convenzioni.

Solo dopo quindici anni dall’estromissione da “Canzonissima”, nel 1977, l’attore e drammaturgo tornerà in televisione, quando Raidue presenterà una serie di puntate dedicate al suo amatissimo “Mistero Buffo”. (Chi vi scrive, che all’epoca frequentava la scuola media, ha conosciuto in quel modo Fo e il suo teatro e, da allora, non l’ha mai abbandonato!)

Come già accennato, non mancano certo le figure dei Re in quella commedia, e fra i tanti episodi di cui è composta, vale la pena di ricordare quello che apre Il primo miracolo del Bambin Gesù, con la scena in cui vengono introdotti i Re Magi e anticipata la presenza un altro re, anch’esso famoso, ma molto più truculento: Erode (episodio de Il primo miracolo del Bambino Gesù, tratto da Mistero Buffo, spettacolo di e con Dario Fo...  non perdetevi il video!).



Ma le tante interpretazioni dei sovrani, che Dario Fo ci ha regalato nel corso della sua lunga, fruttuosa e felice carriera, non finiscono qui poiché ad un certo punto della sua vita disegnerà anche il suo personale mazzo di tarocchi!  

Re di Denari, tratto dal mazzo di Tarocchi
ideati e disegnati da Dario Fo, Dal Negro ed.

Ecco completato il cerchio ;-) e, ora, possiamo proseguire la nostra consueta analisi delle figure negli arcani minori dei Tarocchi di Marsiglia, che oggi, come previsto, si concentrerà sui Re.  















Andiamo ad osservarli …



Già guardandoli insieme notiamo che nessuno di questi personaggi ha lo sguardo rivolto al proprio simbolo, quindi, a differenza delle Regine, i Re ci appaiono consapevoli del proprio ruolo, ma concentrati verso l’altrove: il loro è uno sguardo rivolto al futuro. Si tratta di archetipi risolti, realizzati e prossimi a distaccarsi dal proprio dominio per conquistarne uno nuovo.
Inoltre, solo i Re di Bastoni e di Spade sono giovani e sembrano in procinto di scendere dal trono per muoversi, mentre i Re di Coppe e di Denari sono più anziani e più passivi.

Adesso, avviciniamone uno alla volta…

Re di Spade:
Sebbene lo stile espositivo di Jodorowsky sia molto distante da quello della Tuan, i due autori restituiscono di questo personaggio un profilo abbastanza omogeneo. Il re di Spade emerge, così, come un individuo sui quarant’anni tanto affascinante, in grado di esercitare un pieno controllo sul destino, quanto pericoloso (soprattutto per Jodorosky e io mi sento più vicina alla sua interpretazione). Personalmente trovo inquietanti le due maschere che indossa sulle braccia, una di esse mi sembra severa e l’altra sorridente: come se volesse dirci che, a seconda del lato che vorrà far prevalere, acquisirà nei nostri confronti un atteggiamento e un tono, oppure l’altro. Per questo lo considero sibillino. E trovo allarmante anche vedere che tiene in entrambe le mani due oggetti contundenti: una spada e un pugnale. Per questo lo trovo aggressivo. Nonostante il suo simbolo, la spada, alluda alla vita militare, egli ci appare più come un uomo di intelletto, astuto, seduttivo e ironico. È uno che mira a proporre riforme, ma che non esita a dividere la sua platea per imporsi al meglio, è un fine stratega e anche uno che sfrutta l’ingenuità altrui per affermarsi. Questo re, infatti, può essere un avversario temibile, geniale, grintoso, capace di trovare appoggi ovunque.
Quando la carta appare capovolta, il fascino del personaggio rimane inalterato, ma si esasperano tutte le sue caratteristiche, sia nella direzione dell’inerzia (diventando improduttivo o reticente), sia nella direzione opposta (diventando un soggetto incline all’impulsività, all’esibizionismo, al cinismo, alla boria) 


Re di Coppe:
I due autori concordano appieno nel profilare l’immagine di questo re: un uomo generoso, giusto, onesto, dotato di ferrea volontà volta all’altruismo e alla solidarietà. Questa è la figura di un re anomalo: non è un uomo di comando, ma un uomo al servizio dei propri sudditi. Anche i vestiti che indossa esprimono flessibilità, con la morbidezza delle forme, e la sua posa rivela apertura, disponibilità, serenità.
Secondo la Tuan, nella carta rovesciata si ribaltano di centottanta gradi le caratteristiche appena enunciate: l’uomo serio e benevolo si trasforma in cialtrone, diventa un individuo scaltro e privo di scrupoli, un truffatore, ma anche un violento e un corrotto.


Re di Denari:
Prima di esporvi l’opinione dei due autori, vi anticipo che mi ha sempre incuriosito la postura di questo re. Ai miei occhi, quella gamba incrociata assume un significato di chiusura, magari solo parziale, ma senz’altro importante. È l’unico dei quattro a mostrarsi in questa posa. Potrebbe alludere a un carattere cauto e riflessivo, oppure esitante. Un secondo elemento che mi colpisce molto è che sul capo non porta più la corona, ma un cappello, e questo mi lascia supporre che il nostro re abbia deciso di assumere un aspetto comune per mitigarsi in mezzo ai suoi sudditi e, in questo modo, avvicinarli. Forse è un re che mette in discussione il suo potere? Ma veniamo all’immagine offerta da Jodorowsky e Tuan: per entrambi si tratta di un individuo di successo, fortunato e ricco (che è il retaggio del suo simbolo). Ma, se per la Tuan, si tratta di un uomo potente, per Jodorowsky ci troviamo di fronte a un uomo che ha scelto di non gestire la sua potenza, ma di lasciarsi guidare dalla volontà dell’universo.
Secondo la Tuan, inoltre, con il capovolgimento della carta assistiamo al ribaltamento morale di questa figura, che diventa falsa, inaffidabile, viziosa e priva di scrupoli, pur conservando ricchezza e fascino.   

Re di Bastoni:
L’abbigliamento e la posa esprimono forza, risolutezza, rigore, equilibrio, ma anche un pizzico di rigidità. L’interpretazione dei due autori non presenta differenze sostanziali sul carattere conferito a questo re: egli rappresenta una persona onesta, equilibrata e saggia, molto diretta nelle proprie azioni. Ci troviamo di fronte a un uomo d’azione, non un filosofo, quanto semmai una persona determinata e fattiva, consapevole di essere in grado di costruire e distruggere, ma non sulla base di un mero capriccio. In ogni caso, si tratta di una figura che ama il potere e tende a concentrarlo su sé.
Per Laura Tuan, il capovolgimento della carta allude alla trasfigurazione etica del carattere di questo individuo, che conserva potere e determinazione, ma incarna le caratteristiche dell’uomo poco tollerante, severo fino all’insensibilità e con una doppia morale: quella per sé e quella per gli altri.

Siamo giunti alla fine del nostro viaggio intorno ai re. Cosa ne pensate?

Come vi appaiono i singoli sovrani e quali caratteristiche vi evocano?

Nel ricordarvi che l’analisi delle figure degli arcani minori continuerà con i cavalieri, vi saluto e vi auguro il meglio. :-)
Arrivederci al prossimo post! 


BIBLIOGRAFIA:
E sempre allegri bisogna stare, le canzoni del signor Dario Fo, Giangilberto Monti, edizione Giunti
La via dei Tarocchi, Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa, Feltrinelli
Il linguaggio segreto dei Tarocchi, Laura Tuan, De Vecchi Editore

ICONOGRAFIA:
Locandina dello spettacolo “Ci ragiono e canto, 2”, scritto da Dario Fo nel 1969, e messo in scena nel 1977 dal Collettivo teatrale La Comune. Fonte: antiwarsongs.org
Copertina del 45 giri della versione di Ho visto un re, di Jannacci, Merenda, ARC ed. Fonte: Massive Music Store
Dario Fo e Franca Rame, anni 1950-1960. Fonte: Sole 24 Ore
Locandina di “Mistero buffo” di e con Dario Fo, presentata il 23 gennaio al Teatro Alfieri di Asti. Fonte: sito di Franca Rame
Copertina di E sempre allegri bisogna stare, di Giangilberto Monti, ed. Giunti. Fonte: Giunti editore
Episodio de Il primo miracolo del Bambino Gesù, tratto da Mistero Buffo, spettacolo di e con Dario Fo. Fonte: YouTube
Re di Denari, tratto dal mazzo di Tarocchi ideati e disegnati da Dario Fo, Dal Negro ed. Fonte: Dal Negro editore
Le rimanenti immagini, raffiguranti gli arcani dei quattro re all’interno del mazzo dei Tarocchi di Marsiglia – edizione Dal Negro – sono frutto di scatti personali