martedì 6 dicembre 2016

TRA GENIO E SREGOLATEZZA NASCE L’AGGIUSTATORE DI DESTINI





«Sono cresciuto in una pensione familiare, abitata quasi esclusivamente da studenti russi. Perciò ho cominciato con la letteratura russa perfino prima di conoscere quella francese: Gogol, Cechov, Puskin, Dostoevskij, Gorkij prima di Balzac e di Flaubert. In seguito mi sono appassionato a Dickens e a Conrad. Infine, ho letto Balzac e gli scrittori francesi dell' Ottocento. Prima ancora, comunque, da bravo studente, mi ero applicato seriamente ai classici»


Conciergerie et la Seine - Eugene Atget - fonte: web
Siete curiosi di conoscere l’autore che si cela dietro a queste frasi? Bene, allora dovete sapere che nel virgolettato è contenuto uno stralcio dell’intervista ad uno dei più famosi e proficui scrittori nella storia della letteratura: centinaia e centinaia di romanzi e migliaia di racconti, tante sono le sue opere tradotte, nel corso degli anni, in 55 lingue e pubblicate praticamente in tutto il mondo; tra tutte queste ve ne sono almeno un centinaio dedicate al suo principale protagonista, che senza timore di sbagliare possiamo definire uno dei personaggi – chiave dell’immaginario popolare europeo. 

 
Parigi negli anni '30- fonte: web
uomo nella nebbia - fonte: web
 Aggiungo un indirizzo: 36, Quai des Orfevres, Paris. Serve altro? Credo proprio di no!

36, Quai des Orfevres, Paris - fonte: web


Stiamo parlando di Georges Simenon e, immancabilmente, del commissario più celebre del mondo, Maigret.

Il Commissario Maigret viene ufficialmente alla luce nel 1930 sul settimanale Ric et Rac, con un racconto a puntate, successivamente pubblicato come libro, intitolato Pietr il lettone. Ma questo strepitoso personaggio non è nato di getto, bensì è il frutto di tante altre figure utilizzate nel tempo. Esistono, infatti, almeno 15 Maigret prima di Maigret!
Simenon parla di lui come di «un uomo calmo, dalla parlata ruvida, dalle maniere volentieri brutali», di sicuro un uomo semplice, fedele, di buon senso, praticamente il contrario di ciò che è stato Simenon nella vita. E se Simenon non è mai riuscito a cambiare la vita di Maigret, giungendo fino al tentativo, del 1934, di sbarazzarsi del suo personaggio di cui si sentiva prigioniero, ad un certo punto Maigret ha sicuramente cambiato la vita di Simenon, ma forse si è trattato di un inevitabile destino.

Dunque, se non vi dispiace, facciamo un passo indietro per conoscere meglio Georges Simenon, la cui vita, decisamente inquieta, risulta spesso poco conosciuta anche agli appassionati dei suoi romanzi. 

Simenon negli anni '30 - fonte: Centre d'études Georges Simenon 




Per farlo, ci aiuteremo con Georges Simenon – Una biografia, scritta da Pierre Assouline, scrittore, giornalista, saggista, critico letterario, basata sugli archivi del celebre autore e su una serie di testimonianze, uscita per l’editore parigino Julliard nel 1992.
È direttamente Simenon (morto nel 1989) a consegnare la chiave dei suoi archivi ad Assouline accompagnando il gesto con queste parole: «Io la lascerò fare, ma senza aiutarla. A lavoro finito non le chiederò di rileggere il manoscritto. In questo modo lei si sentirà più libero e io anche».
Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo che ha vissuto una vita sicuramente fuori dall’ordinario, un uomo estremamente ambiguo, tormentato, dedito agli eccessi (il sesso sfrenato, consumato soprattutto con le prostitute; l’alcol; la brama di danaro e di successo; il ritmo sfrenato della sua produzione letteraria,…) un uomo con pochissimi amici (tra cui Jean Renoir, André Gide e Federico Fellini), un uomo che assomiglia molto al mondo grigio dei suoi romanzi, nel quale dominano soprattutto la solitudine e la mediocrità piccolo-borghese.

Georges Simenon, nasce a Liegi il 13 febbraio del 1903. Egli è figlio di un contabile, Désiré, e di una casalinga di estrazione borghese, Henriette Brüll. Da sempre attratto dalla lettura, a sedici anni entra come cronista alla Gazette del Liège, dove firma articoli con lo pseudonimo di Georges Sim. Proprio per questo giornale, un quotidiano cattolico e ultra conservatore, che parlava degli ebrei come dei peggiori e maledetti nemici del Cristo, nel periodo che va da giugno ad ottobre del 1921, quando l’autore ha diciotto anni, pubblica 17 articoli intitolati Il pericolo ebraico, una miscela di volgari luoghi comuni contro gli ebrei ordinati dal suo direttore.
Va detto che tutto il suo apprendistato si svolge in ambienti ultra conservatori e lui stesso va inteso come un uomo ultra conservatore, un vero reazionario. Infatti, una volta arrivato a Parigi, nel 1922, viene assunto dallo scrittore Binet–Valmen, leader di un movimento di estrema destra

Sempre nello stesso anno, incontra una studentessa dell’Accademia Reale di Belle Arti, Régine Renchon, che lui stesso soprannominerà Tigy e che sposerà un anno più tardi, nel 1923.
Regine Renchon, detta Tigy-
fonte: Fonds Simenon de l'Université de Liège 
 


Poco tempo dopo il matrimonio, Simenon diventa segretario del marchese di Tracy, editore del giornale antisemita Paris – Centre pubblicando un racconto a settimana.

Durante il periodo parigino, usando una moltitudine di pseudonimi, scrive, con una media di un romanzo a settimana, un racconto e un romanzo dopo l’altro, di ogni genere: avventura, rosa, porno, poliziesco e fantastico.

Josephine Baker - fonte: web
In questa fase di grande fermento letterario si fanno sempre più intense le sue frequentazioni nel bel mondo cosicché nel 1925 conosce Josephine Baker, cantante e audace ballerina, assurta quale regina degli Champs-Elisèes, con la quale intreccia una relazione extraconiugale che prosegue fino al 1927.

Simenon e Josephine Baker - fonte Centre d'études Georges Simenon
Nel 1928, stanco di quella vita iperbolica, lascia la Parigi degli anni ruggenti e, a bordo de la Ginette, inizia a navigare in Francia, Belgio e Olanda lungo fiumi e canali che diventeranno fonte di ambientazione di molti suoi romanzi. Proprio in questo periodo prende finalmente la decisione di abbandonare i suoi tanti pseudonimi per firmare tutto ciò che sgorgherà dalla sua penna con il vero nome.

Parigi negli anni '30- fonte: web
A distanza di un anno, nel 1929, scrive per la rivista Dètective una serie di racconti nei quali inserisce un personaggio che piano piano prenderà le sembianze del Commissario Maigret. Dopo averli presentati all’editore Fayard, incassa un contratto per dodici romanzi. Per la verità, l’editore non crede affatto che quel commissario Maigret, personaggio così insolitamente comune, addirittura paragonabile al vicino di casa di ciascun lettore, possa avere successo, ma crede nella capacità di Simenon di scrivere molto bene e molto in fretta.

Il successo di Maigret arriva solo nel 1931 e sarà un successo clamoroso, al di là di qualsiasi aspettativa, tanto da lasciare l’editore a bocca aperta, ma già nel 1934, di ritorno da un viaggio in Africa durante il quale si dedica a scrivere una serie di reportage, Simenon comunica a Fayard di voler mandare in pensione il suo Commissario. Fayard, sconvolto da questa scelta, tenta invano di convincere il suo pupillo a non smettere la serie di Maigret e, a questo punto, il caparbio scrittore belga licenza Fayard e si rivolge a Gallimard, sovrano indiscusso dell’editoria parigina di allora per dedicarsi ad altri romanzi. Per la coppia Georges e Tigy il passaggio da un editore all’altro corrisponde anche all’inizio di una vita mondana molto intensa.
Dopo un intervallo di un paio d’anni, nel ’36, però, Simenon si accorge che il suo Maigret è una fonte economica inesauribile di cui non può fare a meno e così inizia a scrivere una serie di altri racconti tutti dedicati a lui. Le inchieste del commissario Jules Maigret si snoderanno nell'arco di 42 anni racchiudendo 75 romanzi e 28 racconti
Sempre tra il  1936 e 1937, contestualmente, collabora con il Courier Royal, un’altra testata ultra conservatrice retta dal conte di Parigi, pretendente al trono di Francia.

Simenon e il figlio Marc - fonte  Centre d'études Georges Simenon
Nel 1939 nasce Marc, il primo figlio e nel 1940 si trasferisce con la famiglia a Fontenay-le-Comte, in Vandea.

In questo periodo cede i diritti di Maigret alla Continental, una società di produzione e propaganda cinematografica che faceva riferimento direttamente a Goebbles e viene visto entrare e uscire più volte nella tristemente famosa sede del Kommandantur nazista. Le sue mosse non passano certo inosservate al Comitato di Epurazione per gli Scrittori, che per tutta risposta, alla fine della guerra, lo accusa di collaborazionismo con i nazisti. Il rischio è altissimo, ma fortunatamente viene condannato soltanto a non poter pubblicare per due anni.

Sul presunto collaborazionismo dell’autore belga sono in molti a prendere le distanze. Nella maggior parte dei casi si parla di una sua ambigua indifferenza nei confronti dell’occupazione nazista e di una sua spiccata tendenza a non volersi schierare da nessuna parte, legata soprattutto alla sua brama di danaro e successo

Georges e Christian Simenon - fonte:Fonds Simenon de l'Université de Liège 
Sul fratello minore di Simenon, Christian, invece, non vi sono dubbi perché egli fu di certo un criminale filonazista. Quando, alla fine della guerra, Georges scopre la condanna a morte che pende sulla testa del fratello, lo consiglia di fuggire con la Legione Straniera per salvarsi. Christian riesce a scampare quella condanna, ma muore due anni più tardi, nel ’47, combattendo per la Francia in Indocina. La madre anaffettiva, che non aveva mai nascosto a nessuno di preferire Christian a Georges, e che apertamente dichiarava di ritenere il suo primogenito incapace di combinare qualcosa di buono nella vita, lo riterrà responsabile della morte del fratello.

Denise Ouimet, seconda moglie di Simenon
fonte: Fonds Simenon de l'Université de Liège
Nel 1945, Georges Simenon, quindi, temendo le ritorsioni dell’accusa di collaborazionismo, fugge in Canada insieme alla prima moglie Tigy e il figlioletto Marc.

Poco dopo il trasferimento incontra Denise Ouimet, colei che cinque anni più tardi, dopo aver condotto un menage a trois insieme a Tigy e, successivamente a quattro, con Heriette, ribattezzata Boule – una cameriera incontrata qualche mese più tardi – diventerà la sua seconda moglie e madre di altri tre suoi figli: Johnny (1949); Marie-Jo (1953); Pierre (1959). Infatti, Georges divorzia da Tigy il 21 giugno del 1950 e il giorno dopo, il 22 giugno 1950, sposa Denise.

Pierre, Marie Jo e Georges Simenon - fonte Centre d'études Georges Simenon


Simenon, Denise, Marie Jo e Pierre
fonte: Fonds Simenon de l'Université de Liège
Con Denise, lo scrittore trascorre più di quarant’anni di litigi, sesso trasgressivo (ogni cameriera di casa Simenon diventa automaticamente la sua amante) e sbronze.




Nel 1952 la città di Parigi lo invita a tornare in Francia e il romanziere accetta. Nel 1955 trasferisce l’intera famiglia a Cannes, dove rimane per due anni, prima di trasferirsi nuovamente, questa volta nel cantone svizzero di Vaud.  

il ritorno di Simenon a Parigi, nel 1952
fonte: Centre d'études Georges Simenon   


Nel 1961, Andreina Monicelli, moglie di Arnoldo Mondadori, consiglia la famiglia Simenon di assumere una giovane cameriera, Teresa Sburelin.

Simenon a Parigi nel 1962 - fonte Fonds Simenon de l'Université de Liège
Il matrimonio con Denise è ormai in crisi profonda e gli incontri sessuali tra Simenon e Teresa avvengono senza che i due facciano alcunché per nasconderli. A ridosso di questi avvenimenti, Denise viene ricoverata in clinica psichiatrica per ripetute crisi isteriche che si fanno via via sempre più acute. 



Per tutta risposta, Teresa, a quel punto, si trasferisce direttamente nella camera dello scrittore. 
Georges Simenon e Teresa Sburelin
fonte: Fonds Simenon de l'Université de Liège

Nel 1978, Denise, dalla quale Simenon è separato, ma non ancora divorziato, pubblica Un oiseau pour le chat, con il quale accusa di estrema crudeltà il marito. Poche settimane dopo, Marie-Jo, la figlia venticinquenne, si toglie la vita sparandosi al cuore con una pistola.

Marie-Jo Simenon - fonte: Fonds Simenon de l'Université de Liège
Secondo quanto riporta il biografo Assouline, Simenon è colpevole di aver incoraggiato la figlia ad immaginare un amore equivoco con il padre. Pare, infatti che lo scrittore abbia addirittura offerto a Marie-Jo una fede nuziale e la biografia ipotizza anche che la fragile ragazza sia stata vittima dell’opera del padre, con particolare riferimento al romanzo La disparition d’Odile, la cui trama racconta del suicidio della giovane figlia di uno scrittore di successo. Anche le analogie, sempre secondo Assouline, sono inquietanti, dato che Marie-Jo ha acquistato l’arma usata per uccidersi nello stesso luogo in cui l’ha acquistata la protagonista del libro.

Nel 1979 muore anche Henriette Brüll, la terribile madre di Simenon e la sua dipartita segna una profonda battuta d’arresto nella sua produzione letteraria.
Sarà solo nel 1981, infatti, che lo scrittore riuscirà ad emergere da una profonda crisi pubblicando, con l’editore Presses de la Cité, Memorie Intime, romanzo con il quale si sforza di ricordare la figlia e tenta di placare, in qualche modo, il dolore per il suo suicidio e i suoi sensi di colpa. 

Il 4 settembre del 1989, Georges Simenon muore a Losanna, all’età di ottantasei anni, per una recidiva di un tumore al cervello. Teresa lo fa cremare e sparge le sue ceneri nel giardino di casa, sotto l’albero di cedro, dove lui stesso aveva sparso le ceneri della figlia morta suicida. I suoi figli, su volontà esplicita del romanziere, apprenderanno la notizia della scomparsa del padre alla radio, tre giorni dopo la sua cremazione.

una vecchia edizione di La pipa di Maigret - fonte web

Come già accennato e come esposto finora, il ritratto di Simenon, restituito da questa biografia, è lontano anni luce da quello di Maigret, ma rimane il fatto che proprio quest’uomo, tanto irrequieto e tormentato fino ad apparire detestabile, tanto umanamente mediocre quanto geniale, sia riuscito a creare uno dei personaggi più umani e più affascinanti del Novecento.

Maigret interpretato da Gino Cervi - fonte: web




Maigret, d'altro canto, rappresenta anche l’antitesi degli investigatori americani che incarnano l’immagine del supereroe, egli non ha nulla da spartire con questi uomini che sparano, lottano, uccidono e seducono senza tregua. Nel suo caso si può serenamente parlare di tutt’altro tipo di eroe e cioè di un uomo, che pur rispettando le prassi canoniche delle indagini, si lascia trasportare dall’istinto e si cala  nei panni degli altri per cercare di comprendere le motivazioni che hanno scatenato un delitto.

Maigret nell'interpretazione di Jean Gabin

Maigret interpretato da Bruno Cremer - fonte: web
È un piccolo borghese con tutte le sue debolezze, un amante della cucina popolare, un uomo che vive di affetti e pantofole, anziché di prodezze amorose. È un uomo che riesce a saldare il mondo proletario piccolo borghese con quello dell’alta borghesia. È un uomo sensibile alla vita della gente comune, che viene stravolta da vicende drammatiche di portata eccezionale. Egli è un investigatore che tende a ripristinare l’ordine, facendo rispettare la legge, ma che è disposto a chiudere un occhio se il colpevole è un umile, un essere in stato di bisogno. Perché è un commissario psicologicamente coinvolto, che fa di tutto per comprendere i criminali con i quali si trova ad avere a che fare. E poi, molto probabilmente non a caso, a differenza di Simenon che voleva la tranquillità del matrimonio unita all’ebbrezza del tradimento, Maigret è fedele.  

Maigret interpretato da J. Gabin - fonte: web
Senza dubbio sono dunque molteplici le differenze tra autore e personaggio, eppure esiste un punto di incontro.

Pur essendo entrambi dotati di una raffinata sensibilità, che li porta a comprendere le mille sfaccettature delle relazioni umane, ciascuno di loro intenzionalmente sceglie di mostrarci soltanto la zona d’ombra, che silenziosa e inarrestabile avvolge i meccanismi dell’anima.

«Gli uomini leggono, perché quasi come del pane, hanno bisogno di finzione» diceva Simenon. 

Ma il bisogno spasmodico di finzione di cui ci parla l’autore affonda in una sfera profonda e radicata e così, capita spesso di specchiarci nella finzione dei romanzi, perché nella vita siamo incapaci di guadare direttamente la realtà. E allora, quanti padri sconfitti, quante figlie disperate e quanti salvifici Maigret si nascondono tra noi?

Ma in fondo, leggendo o scrivendo, forse, a ciascuno di noi viene data la possibilità di trovare consolazione rispetto alla propria imperfezione e con essa viene offerta anche la possibilità di riparare il proprio destino.



Conoscevate la vita di Simenon? E cosa ne pensate?

Siete anche voi degli amanti del Commissario Maigret?



FONTI:


Biografia:

Pierre Assouline, Georges Simenon. Una biografia. Ed. Odoya

Le Centre d'études Georges Simenon

Fonds Simenon de l'Université de Liège


Immagini fotografiche:

Wikipedia 

sito Le Centre d'études Georges Simenon  

sito de Fonds Simenon de l'Université de Liège





8 commenti:

  1. Resto sempre affascinata dagli articoli di Clementina Daniela Sanguanini, che spingono il nostro orizzonte culturale a trecento sessanta gradi. La vita di Geroges Simenon, che introduce con una sorta di indovinello su cui destreggiarsi abilmente per trovarne l'identità, è un percorrere un'esistenza sviscerandone vizi e virtù. Leggendo attentamente ci rendiamo conto che dietro un artista, in questo caso un letterato, si nascondono verità a volte agghiaccianti. Luci e ombre, contrasti ed eccessi, tutti contenuti in un'esistenza prolifica come non mai dal punto di vista della produzione. Maigret, il commissario che ognuno di noi conosce,è l'immagine in antitesi con la vita dell'autore. Sobrio, pragmatico, fedele, essenziale nella sua semplicità, insomma l'esatto opposto di Simenon che fa della vita sregolata un credo. Creando questo personaggio cerca di liberarsi in qualche modo di uno stile di vita di cui è vittima consapevole. Molte vicende oscure popolano la vita di questo scrittore tormentato soprattutto da se stesso. Molto pagherà come chiunque non riesce a controllare l'istinto primordiale che offusca la ragione. Un articolo da leggere e su cui riflettere per poter meglio comprendere cosa si nasconde dietro la notorietà e quante insidie nasconde. Grazie, Clementina. Il tuo blog è una pagina sulla quale soffermarsi per comprendere come si fa vera cultura!

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    1. Carissima Annamaria, grazie di cuore di questo tuo magnifico commento. Hai ragione quando dici che la biografia di Simenon è senza dubbio colma di ombre nere molto pesanti, in particolare quelle riferite alla cinica indifferenza verso le sorti degli ebrei, alla crudeltà mentale verso le donne, siano esse mogli e compagne o la propria figlia. L'essere stato vittima dell'anaffettività della madre ha contribuito ad accrescere in lui un groviglio di pessimi sentimenti, ma se ciò spiega certe sue reazioni, di certo non le giustifica, perché esiste sempre, per ognuno di noi, la possibilità di scegliere di andare contro corrente. Invece, Simenon ha scelto di lasciarsi trascinare dalla corrente, soprattutto di farsi travolgere dal successo con le sue promesse di ricchezza e notorietà. Attraverso la scrittura, poi, ha cercato una via di espiazione e il Commissario Maigret è sempre lì pronto a ricordarcelo, con la sua sobrietà, il suo straordinario intuito derivante da una spiccata sensibilità, la sua forte empatia, ma sebbene essa gli abbia concesso di riflettere e desiderare una vita diversa - che non è certo poca cosa - non ha potuto annientare il gravoso fardello, frutto delle risultanze della somma dei suoi errori/orrori, che comunque ha portato con sé fino alla morte. Insomma, Maigret aveva esattamente il compito di "aggiustare" agli occhi del pubblico il destino del suo autore, ma anche e soprattutto quello di ricordare costantemente e per ben 42 anni a Simenon (questo è il tempo che l'autore ha dedicato al suo più grande personaggio) che avrebbe potuto approcciare strade diverse. Credo che per tutti noi la sua biografia sia una grande lezione di vita.
      Un abbraccio.

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  2. Amo leggere ma non i gialli. Ho visto qualche puntata in TV ma nient'altro. Di Simenon posso dire che da come lo hai descritto il titolo "Genio e sregolatezza" è assolutamente appropriato; sicuramente uno dei molti artisti nati così, con questa insoddisfazione profonda che lo farà essere in eterna ricerca della pace e contemporaneamente il grande artista che è stato.
    Bacissimi

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    1. Concordo con la tua analisi, cara Lisa. Per quanto riguarda il discorso sui gialli, invece, un po' meno. Prima di tutto, perché i romanzi di Simenon, paradossalmente, non rientrano a pieno titolo nel genere giallo: la trama gialla è solo un pretesto, un espediente, per sviscerare il lato psicologico e introspettivo dei personaggi coinvolti. In seconda battuta, perché il mio giallo lo hai letto e ti è pure piaciuto ;-) :D
      bacissimi!!!

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  3. Ma grazie, Clementina, per questo articolo a dir poco illuminante! Non conoscevo molti di questi retroscena della vita di Simenon, che ho amato e amo ancora moltissimo come scrittore. Maigret è dunque il rovescio della medaglia, l'altra faccia della luna? Quel personaggio autentico, verace, quel padre, nonno, zio del lettore che sfoglia le sue avventure, non lascia supporre che il suo creatore possa aver avuto simili trascorsi. Nel mio immaginario di giovanissima accanita lettrice di gialli, Maigret aveva ovviamente l'aspetto, la faccia, la bonarietà di Gino Cervi (guarda caso, anche lui, "giovinotto" fascista) e l'autore, quel Simenon d'oltralpe, io lo visualizzavo proprio così, un burbero dal cuore d'oro, una via di mezzo tra un Cervi e un Don Peppone. Di certo, letto questo tuo esaustivo articolo, dovrò ricredermi e magari comincerò a fare qualche ricerca su altri amati autori, ché, a a ben riflettere, di tanti non so proprio nulla. In ogni caso, se Maigret ha conquistato il mondo è perché Simenon ha lasciato il segno. Del suo ispettore per antonomasia ho amato quelle atmosfere, quelle nebbie, quella semplicità autentica, quel bianco e nero palpabile anche su carta. Ma l'opera che più ho amato, al di là di Maigret, è "La morte di Belle", un capolavoro, a mio parere. Chiudo il commento, citando la tua ultima frase: «...leggendo o scrivendo, forse, a ciascuno di noi viene data la possibilità di trovare consolazione rispetto alla propria imperfezione e con essa viene offerta anche la possibilità di riparare il proprio destino.». Sono certa che sia così. Complimenti per il tuo blog, Clemetina, che mi intriga sempre di più!

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    1. Carissima Lauretta, ti ringrazio tantissimo del tuo intervento. Come te, anch'io sono sempre stata un'accanita lettrice dei romanzi di Simenon e grande fan di Maigret, non solo per lo strepitoso personaggio, ma anche per quel mood unico e inconfondibile rappresentato attraverso le meravigliose descrizioni di certi ambienti fumosi, così borderline, e quei tranche de vie nei quali ci si ritrova immediatamente immersi. Ma la mia curiosità per le biografie dei grandi artisti, pittori, scultori, musicisti, attori, letterati, eccetera, ha avuto inizio tanti anni fa, da bambina, rovistando tra i libri di mio padre, ed è rimasta intatta ancora oggi. Trovo estremamente affascinante entrare nelle pieghe della vita di un grande artista, mi aiuta a comprendere che l'animo umano è composto da moltissime sfumature e che talvolta l'arte stessa si traduce in un'imperdibile possibilità di giocarsi una seconda chance.

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  4. Ciao Clementina, mi è piaciuto leggere questo post. Sapevo della sfrenata attività sessuale di Simenon e della sua straordinaria velocità di scrittura, ma i dettagli della sua vita mi mancavano. Riguardo a Maigret, non posso dire di amarlo, ma solo perché i gialli, a differenza di altri generi narrativi, proprio non riescono a prendermi. Ho letto "Il porto delle nebbie", per farmi un'idea, e mi basta così.

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    1. Ciao Ivano, mi fa piacere che tu abbia apprezzato il post. Sì, è vero, pare che Simenon fosse prodigioso a più livelli. Di sicuro il suo talento nella scrittura ha regalato emozioni ad un pubblico immenso, sia quello che lo ha amato per i gialli, che l'altro, più incline alla narrativa "pura". Personalmente sono sempre stata una fan dei romanzi che vedevano Maigret protagonista, anche perché li ho sempre trovati borderline rispetto allo stile usato da altri autori di gialli. Tuttavia, sono cosciente che si tratta pur sempre di un genere che segmenta, anche in modo inesorabile!;-) :-)

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