lunedì 24 ottobre 2016

Ci vogliamo davvero fidanzare con i robot?






«Arriverà presto il giorno in cui ci fidanzeremo con un robot» sentenziava, divertito ed entusiasta, il simpatico commentatore radiofonico.
«Oh, non ne vedevo l’ora!» ho pensato, non senza una buona dose di ironia!

Vi state chiedendo di cosa stia parlando? Bene, ve lo spiego subito.


La notizia, che ormai circola da qualche mese in rete e ripresa dal conduttore della rubrica radiofonica di intrattenimento musicale cui mi riferisco, è quella della presentazione di Sophia, un robot umanoide, creato dalla statunitense Hanson Robotics, in grado di interagire e dialogare con gli umani.

(Ecco il video)


La particolarità del robot Sophia è quella di mostrare sembianze incredibilmente umane 

Sophia, il nuovo robot umanoide di Hanson Robotics- Fonte: Fastweb
grazie alla combinazione di più fattori: una maschera iperrealistica, realizzata con uno speciale silicone, la dotazione di speciali sensori e micro motori, che gli permettono di emulare ben 62 espressioni facciali, l'equipaggiamento di due microcamere impiantate negli occhi che, grazie a sofisticati algoritmi, gli consentono di riconoscere le persone con cui sta interagendo.




Sophia. Fonte: Fastweb
Ma c’è molto altro.

Secondo quanto afferma uno dei suoi inventori, David Hanson, «l’intelligenza di questo robot umanoide è in continua evoluzione», ciò vale a dire che le sue capacità cognitive e dialogiche migliorano grazie alla continua interazione con gli esseri umani.


Sophia è dunque dotato di un sistema di reti neurali e di algoritmi di apprendimento automatico  attraverso i quali può ripescare conversazioni avvenute in passato per scegliere, ad esempio di riprendere conversazioni abbandonate in precedenza, oppure comprendere le esigenze di chi gli si pone di fronte. Per questo motivo si prevede un suo impiego nei centri assistenziali e sanitari, nei grandi centri commerciali e nei parchi tematici.

tra i tanti luoghi presi in considerazione per l'impiego di robot umanoidi
rientrano i centri commerciali
Ma Sophia non è l’unico esempio. 

Siri, uno dei più diffusi assistenti vocali su smartphone. Fonte: web
Senza soffermarmi sui vari assistenti vocali già entrati a gamba tesa nella vita di tantissimi utilizzatori di smartphone, mi riferisco ai vari Siri, Cortana o Google Now, aggiungo che Microsoft ha appena messo a punto un sistema di riconoscimento vocale

che presenta lo stesso grado di precisione d'ascolto di un essere umano, ma sta già avviando studi perfettivi al fine di renderlo idoneo a comprendere il significato di una conversazione per agire di conseguenza chissà, magari come speaker radiofonico o in un call centre  (ecco l'articolo)


può uno speaker radiofonico essere sostituito da un robot? Fonte: web

e i lavoratori dei call centre? Fonte: web
Inoltre, anche l’ Istituto Italiano di Tecnologia ha recentemente sfornato il suo
R1androide di nuovissima generazione, destinato a lavorare negli hotel, negli ospedali, e magari in casa nostra. (leggete qui)


e gli addetti alle reception nelle strutture ricettive? Fonte: web


Grandioso, no? 



Beh, nonostante siano sempre più numerosi i fan entusiasti degli automi umanoidi – talvolta esageratamente entusiasti – preferisco sospendere il giudizio


Sì, perché sebbene siano lampanti i portentosi progressi svolti nell’ambito della ricerca tecnico-scientifica (pensate a quanto è migliorata la medicina, in generale, e la scienza dell'impiantologia protesica, solo per fare un esempio), restano ancora senza risposta implicazioni etiche, legali e sociali che questa evoluzione comporta. Sia chiaro, non ho una visione neoluddista, non ho una posizione di resistenza alla tecnologia, anzi! Sono più che favorevole al progresso tecnologico, arrivo persino a commuovermi di fronte a scoperte che riescono a migliorare la qualità della nostra esistenza, ma rimango sconcertata di fronte all’utilizzo che spesso ne viene fatto. Per essere più chiara, qui di seguito proverò a presentarvi alcuni passaggi che hanno contribuito al sorgere delle mie perplessità

Le prove della minaccia che alcune nuove tecnologie rappresentano per il versante occupazionale sono sotto gli occhi di tutti. 


robot impiegati in un'azienda automobilistica. Fonte: web
Che l’automazione e il software possano rimpiazzare gli attuali lavoratori impiegati nel settore auto, o turistico, o che gli assistenti artificiali sottraggano il lavoro alle tante collaboratrici domestiche attualmente impegnate a sbrigare faccende nelle case di tante persone, non rappresenta certo una novità.
le collaborazioni domestiche finiranno per essere
gestite dai robot? Fonte: web

un assistente robot casalingo. Fonte: web
Basta voltarsi a guardare le fabbriche di automobili trasformate dalla robotica industriale del Novecento e sbirciare nelle nostre abitazioni. 


il robot attualmente utilizzato per la gestione magazzino è solo
uno dei tanti esempi. Fonte: web

Ho letto di recente, inoltre, che il web e le tecniche di analisi dei dati hanno soppiantato anche molti altri lavori impiegatizi nel settore terziario.

la Google Car. Fonte: Google

Per caso, vi state chiedendo se la Google Car – l’auto che si guida da sola, grazie al sistema integrato di sensori, videocamere, radar, navigatori – possa togliere lavoro ad un  umano che fino ad oggi si è occupato di consegne? Beh, la risposta è . Per citare un ulteriore caso, ora siamo solo nella fase dei test, ma nel giro di pochi anni le Poste Svizzere, così come Amazon consegneranno pacchi tramite i droni, soprattutto nelle zone più complicate da raggiungere.

Insomma, che i robot siano al servizio degli interessi del capitale più che del lavoro, mi sembra piuttosto evidente.

Ma il problema della Google Car e dello sviluppo stesso della Self Driving Car, in generale, oltre a mettere a rischio l’intera categoria di autisti/trasportatori professionali – pensate agli autisti di autobus o di camion – è che può creare situazioni molto delicate, se non addirittura pericolose, delle quali le compagnie di assicurazione e i legislatori si dovranno necessariamente occupare.

Per esempio, un caso di cui molto si discute oggi è: se l’auto robotica causasse un sinistro, su chi ne ricadrà la responsabilità?

Un altro caso, di cui ho letto e che mi ha molto colpita, è il seguente: immaginiamo una driverless car che sta percorrendo una strada statale a velocità sostenuta, ma consentita. All’improvviso, di fronte ad essa si presenta un grosso ostacolo, poniamo l’ipotesi di un tir, che effettua una manovra scorretta. Al sistema rimangono solo due opzioni: a) investire un gruppo di pedoni, o ciclisti, o animali – che si trova nell’unico spazio utile ad evitare lo scontro con il camion – salvaguardando in questo modo il passeggero; b) frenare, mettendo a rischio la vita del passeggero, perché le possibilità di collusione con l’autotreno o il guardrail sono elevate. Chi si prenderà la responsabilità di decidere la scelta «corretta», impostando di conseguenza il sistema stesso?

Pertanto, dare uno status giuridico ai robot (tutti, non solo le auto senza conducente) per avere leggi chiare ed evitare vuoti normativi è un obiettivo cui sta lavorando un gruppo di lavoro della Commissione Europea, perché la loro presenza sta diventando sempre più consistente. 

Infatti, negli ultimi sei anni le vendite di automi impiegati nelle industrie e negli ospedali è aumentato in modo vertiginoso. Però la discussione intorno a questa delicata materia è ancora in alto mare.

A livello europeo, quindi, qualcuno si sta interrogando sulla necessità di introdurre una tassa sui robot per rimpolpare il sistema previdenziale privato di tanti lavoratori umani, così come sulla necessità di creare una sorta di registro sul quale tracciare l'identità dei lavoratori artificiali in Europa, con obbligo di assicurazione. Ma, dal mio punto di vista, il dubbio che si arrivi ad una soluzione è forte.


Ma pensiamo anche ad una questione,  sempre legata al mondo dei robot, tutt’altro che accademica: a livello mondiale è in atto lo sviluppo di minuscoli droni e di sistemi di aerei intelligenti inviati in territorio nemico allo scopo di cercare, riconoscere e operare anche in assenza di comunicazione con i comandi militari umani. Al di là della mia personale avversione alle guerre, mi chiedo: ma questi nuovi strumenti di tipo militare, sono compatibili con le leggi internazionali che regolano il comportamento in guerra? 



l'immagine dell'ospedale Msf  a Kunduz dopo un bombardamento vuole essere solo uno dei tanti esempi degli effetti
dei cosiddetti bombardamenti intelligenti. Fonte: La Repubblica




E in ambito civile, le attività di raccolte dati personali dei droni, che in abbondanza svolazzano ogni giorno sulle nostre teste, ma mettiamoci anche quelle fornite dalle telecamere piazzate ovunque (in alcuni luoghi le trovo utilissime alla sicurezza, in altri meno), garantiscono sufficientemente la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini? 
Noto, tra l'altro, che si fa un gran parlare di sicurezza, ma poi non si investe mai nella cultura, non si trovano mai i fondi per finanziare luoghi deputati alla cultura, anzi, casomai si effettuano tagli in quel settore, quando, invece esso rappresenta l'unico vero collante della società... 



nano drone. Fonte: web

Volendo tornare, invece, per l'ultima volta alla nostra Sophia, mi chiedo, seriamente sulla base di quali criteri, i suoi creatori asseriscano che un automa di nuova concezione sia in grado di riconoscere le persone con cui interagisce?

Davvero è capace di comprendere le esigenze di un paziente, magari di un anziano (visto che lo si vorrebbe utilizzare anche all’interno di centri per anziani)? 

l'assistenza agli anziani, è uno degli impieghi cui è destinata Sophia 
Siamo così sicuri che un algoritmo sappia distinguere e riconoscere sentimenti come la pietà, l’accoglienza, l’amore, la paura, e così via? Me lo chiedo perché lo ritengo umanamente difficile: non è così scontato riuscirvi sempre in modo tempestivo. Il mio pensiero corre, infatti, ai malati di Alzheimer e alle loro reazioni apparentemente indecifrabili, soprattutto nella fase iniziale. A questo proposito, ricordo un'anziana signora incontrata qualche tempo fa, la quale impaurita dalla sua stessa immagine riflessa nello specchio - osservata, ma non riconosciuta - scappava urlante fuori casa, lasciando in grande apprensione familiari e vicini di casa. Siamo così sicuri che un automa sarebbe in grado di comprendere una situazione di questo tipo e di reagire nel modo giusto? Mah!

E infine, in un’epoca di profonda crisi economica, politica, sociale e nella quale assistiamo alla continua flessione dei redditi e alla crescita delle disuguaglianze sociali, di questi umanoidi  ne sentivamo davvero il bisogno?  


Concludo semplicemente citando le parole di Zygmunt Bauman:

Zygmunt Bauman. Fonte: El Pais

 «Uno studio recente dell’Istituto mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo (World Institute for Development Economics Research) dell’Università delle Nazioni Unite riferisce che nel 2000 l’1 per cento delle persone adulte più ricche possedeva da solo il 40 per cento delle risorse globali, e che il 10 per cento più ricco deteneva l’85 per cento della ricchezza mondiale totale. La metà inferiore della popolazione adulta del mondo possedeva l’1 per cento della ricchezza globale. Ma questa è solo l’istantanea di un processo in corso [] 

L'abisso sempre più profondo che separa i poveri e privi di prospettiva dai benestanti ottimistici, fiduciosi e chiassosi - un abisso di profondità tale che già è al di sopra delle capacità di scalata di chiunque, salvo gli arrampicatori più muscolosi e meno scrupolosi - è una ragione evidente per essere gravemente preoccupati»


Non mi resta che salutarvi, girandovi la domanda: voi, cosa ne pensate?





FONTI:

Youtube: Meet Sophia robot Hanson Robotics

Fastweb Digital Magazine: Sophia, il robot umanoide pronto per essere commercializzato

La Repubblica: 

- Il pianeta delle disuguaglianze. è l'ingiustizia che uccide la democrazia, di ZYGMUNT BAUMAN

- Afghanistan, raid Usa colpisce ospedale di Msf 

La Stampa: Il riconoscimento vocale di Microsoft diventa abile quanto gli esseri umani

Wired: Ecco R1, il nuovo robot domestico dell’Iit

Wikipedia 







9 commenti:

  1. Dopo aver letto l'articolo di Clementina, peraltro estremamente esaustivo nei contenuti, mi fermo un attimo e penso: "Ma l'umanità sta davvero sparendo?". Sembra banale, scontato credere che la sostituzione dei robot, presto, dilagherà a tal punto che ci rapporteremo con una serie eterogenea di macchine in grado di svolgere le nostre abituali funzioni.Dalla rivoluzione informatica in poi, l'escalation tecnologica ha invaso la nostra vita a tal punto da renderla dipendente di apparecchi come i cell, i talbet, trasformandoci in automi che camminano nelle strade rapiti da una realtà virtuale che ci estranea dal mondo. Sono un'inguaribile romantica, una che è abituata a giocare a carte scoperte, si, viso a viso, e la cibernetica mi sembra ancora un futuro da Odissea nello Spazio. Per quanto il valore della tecnologia in espansione può sembrare un valore aggiunto, spero che Sophia e similari, restino solo esperimenti che non metteranno mai in discussione l'intelligenza umana, così come per i sentimenti, le emozioni, la capacità di rapportarsi con il mondo e il suo variegato universo. Ringrazio Clem di avermi offerto la possibilità di commentare questo splendido articolo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie della tua preziosa e calorosa testimonianza, Annamaria!
      Ovviamente nemmeno io ho risposte da fornire, ma soltanto semplici opinioni. Forse l’umanità non sta sparendo, ma di sicuro si sta trasformando e la proliferazione di strumenti tecnologici sempre più avanzati nelle proprie funzioni, condiziona in misura consistente la vita nel quotidiano, nel bene e nel male. Gli studi di perfezionamento degli umanoidi, che rappresentano la punta di diamante di questa evoluzione, proseguiranno, ma non credo che entreranno a spron battuto nelle nostre case, non con le sembianze umane, almeno (che poi è l’elemento che più ci inquieta). Siamo già assistendo, però ad una trasformazione sostanziale della nostra specie, basti pensare ai crescenti interventi artificiali sul nostro corpo che inevitabilmente manipolano la nostra esistenza. Pensiamo per esempio ai passi da gigante che ha fatto la ricerca in ambito biologico, protesi per non udenti, protesi di ogni tipo di patologia, ma anche strumenti che permettono una percezione della realtà inedita fino a pochi anni fa… Tutto questo ci impone di riflettere a lungo sul significato di essere “naturali”, così come di comprendere quali dovranno essere i nuovi presupposti per ricostruire le regole dell’etica. Siamo così sicuri che l’intelligenza umana, i suoi sentimenti, la sua capacità di rapportarsi con il mondo, non siano già profondamente trasformati? Un forte abbraccio!

      Elimina
  2. Intanto Sophia mi inquieta. E questo è stato il mio primo pensiero appena l'ho vista. Vero è pure che riesce ad affascinarmi, riesco a provare tenerezza per quelle smorfie del viso; del resto mi sono sempre innamorata di vari robot cinematografici, da R2D2 e C-3PO di Guerre Stellari, al Numero Cinque di Corto Circuito, fino a Sonny (Io Robot). Entro in empatia anche con loro, probabilmente perché li sento "umanamente" simili a me. Ed è proprio questo il punto, li percepisco tali, ma lo sono davvero? O meglio, lo saranno in un futuro? La tecnologia fa passi da gigante, ma non sarà facile riprodurre i sentimenti, le emozioni, l'amore. E, sinceramente, non ne vedo il motivo. L'essere umano esiste già, soppiantarlo con androidi e intelligenze artificiali che senso ha?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bentornata, Lauretta e grazie di cuore per questo appassionato commento!
      Perché soppiantare l’uomo? Bella domanda! Da una parte, mi viene da dire che l’uomo ha sempre inseguito il sogno di superare se stesso (lo stesso Dedalo ne è un esempio), dall’altra c’è sicuramente una motivazione legata ai vantaggi economici derivanti dall’impiego di robot. Su questo punto, però va fatta una riflessione, perché di quei vantaggi godono solo coloro che organizzano la produzione, gli stessi che creano la disoccupazione e allora qual è il significato di essere “umani”? Certo, non vale per tutti – per fortuna – però bisogna anche domandarsi a che punto siamo arrivati rispetto a tutto il discorso sulla solidarietà, il codice morale, i validi principi e via dicendo. Credo, che al di là di tutto, prima ancora del problema dei robot, ci sia un gran bisogno di creare una nuova sensibilità contro l’egoismo narcisistico dilagante. Un abbraccione e a presto!

      Elimina
  3. Cara Clementina, mi viene voglia di piangere! Dire tutto quello che mi è venuto in mente mentre leggevo è impossibile, non mi basterebbe un articolo. Esporrò quindi solo 2 argomenti.
    Spesso compriamo cose inutili, gingilli di ultima generazione solo perché i media e la paura di sembrare un passo indietro agli altri ci spingono a farlo. E per comprarli investiamo una fetta considerevole del nostro denaro, guadagnato investendo una fetta del nostro tempo...... ma se quel tempo lo avessimo occupato facendo noi le stesse cose e con maggiore soddisfazione (tipo pane fatto in casa, gelato, ecc.?). Non dico che i robot non siano utili per alcune cose ma su certe mi sembrano proprio superflui.
    Il secondo aspetto lo tratto con deciso sarcasmo provenendo da questo ambito lavorativo. Sophia in casa di riposo? Ben venga! Attualmente ti senti dire che per lavare, vestire ed alzare un anziano non autosufficiente hai a disposizione 8 minuti e quindi dove la metti la carezza, il sorriso o la possibilità di prestare ascolto a ciò che ti viene detto? Almeno Sophia salverà la salute psichica degli operatori e farà ingrassare un po' di più chi ormai tratta le persone alla stregua di oggetti su cui guadagnare.
    Mi fermo qui.
    Un grande abbraccio

    RispondiElimina
  4. Cara Clementina, mi viene voglia di piangere! Dire tutto quello che mi è venuto in mente mentre leggevo è impossibile, non mi basterebbe un articolo. Esporrò quindi solo 2 argomenti.
    Spesso compriamo cose inutili, gingilli di ultima generazione solo perché i media e la paura di sembrare un passo indietro agli altri ci spingono a farlo. E per comprarli investiamo una fetta considerevole del nostro denaro, guadagnato investendo una fetta del nostro tempo...... ma se quel tempo lo avessimo occupato facendo noi le stesse cose e con maggiore soddisfazione (tipo pane fatto in casa, gelato, ecc.?). Non dico che i robot non siano utili per alcune cose ma su certe mi sembrano proprio superflui.
    Il secondo aspetto lo tratto con deciso sarcasmo provenendo da questo ambito lavorativo. Sophia in casa di riposo? Ben venga! Attualmente ti senti dire che per lavare, vestire ed alzare un anziano non autosufficiente hai a disposizione 8 minuti e quindi dove la metti la carezza, il sorriso o la possibilità di prestare ascolto a ciò che ti viene detto? Almeno Sophia salverà la salute psichica degli operatori e farà ingrassare un po' di più chi ormai tratta le persone alla stregua di oggetti su cui guadagnare.
    Mi fermo qui.
    Un grande abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sapevo fin dall’inizio che l’idea di una Sophia tra gli anziani ti avrebbe fatto questo effetto, cara Eli! C’è chi specula su tutto, c’è sempre stato e sempre ci sarà. Forse il vero problema è che siamo diventati tutti, chi più, chi meno, incapaci di indignarci, sempre meno sensibili al sociale, chiusi nell’illusione di poter fare a meno degli altri – anzi, se possibile, con la mira di scavalcare gli altri per il proprio miserabile tornaconto – e, così, andiamo accettando situazioni a dir poco imbarazzanti senza fare un plissé…
      Mi fermo qui anch’io e contraccambio il grande abbraccio

      Elimina
  5. Secondo me non c'è nemmeno bisogno del confronto con questo nuovo robot umanoide per farci capire che siamo tutti altamente alienati: basta vedere il rapporto che la maggior parte di noi ha con i propri cellulari! Gente che cammina per la strada con lo sguardo incollato allo schermo o che ti viene addosso perché intenta a comporre messaggi alla velocità della luce, o viene investita perché attraversa senza guardare. Tra parentesi, questa Sophia a me fa molta impressione, le sue smorfie sono terrificanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Probabilmente, invece, il confronto serve. È vero che ci ritroviamo tutti con il naso dentro un dispositivo da una trentina d’anni, da quando il traffico dati ha cominciato a girare sui primi cellulari ad uso civile, così com’è vero che assistiamo al progressivo intensificarsi dell’escapismo, via via che evolve la tecnologia. In pratica, più siamo “social” e più diventiamo degli spaesati, con la brama di abitare dei “non luoghi” nei quali (e fuori dai quali) corriamo il rischio di diventare fantasmi. Tuttavia, come dicevo nell’articolo, le implicazioni dello sviluppo tecnico-scientifico, che abbracciano anche il tema dell’androide, non si limitano all’alienazione, non sono sempre banalmente evidenti o facilmente intuibili, ma si snodano lungo più assi concettuali! Del resto, quando scrivi che le smorfie di Sophia sono “terrificanti”, beh, in fondo stai affermando che ti terrorizza l’idea di avere a che fare con un robot ;-) :D

      Elimina