venerdì 23 giugno 2017

Evelina _ 4/10




Arnold Böcklin, Spring evening, 1857


«Oh, ecco il nostro Fabio. Ben arrivato!»
«Buonasera, signor giudice! Come sta?»
«Ah, non posso lamentarmi, grazie. E tu, piuttosto? A vederti, direi molto bene, ti trovo sempre in gran forma»
«Sempre così gentile! Non c’è male, grazie» poi guardandosi in giro, continuò «Ma come mai non vedo Evelina?»
«Eh, non vedeva l’ora che tu arrivassi. È di là in cucina che sta finendo di preparare qualcosa di speciale apposta per te. Lasciamola stare, altrimenti andrà in visibilio… e poi lo sai che sono un po’ geloso» i due uomini scoppiarono in una grassa risata, dopodiché il giudice, porse un bicchierino al giovane.
“Adesso prova questo, ragazzo mio e dimmi cosa ne pensi”.
L’ospite, che si vide consegnare un liquore aranciato, portò subito il bicchiere al naso per annusarlo e solo in seguito lo assaggiò:
«Ma è semplicemente straordinario»
«Puoi ben dirlo. Ah sì, puoi ben dirlo! Ma mettiamoci comodi, prego. Oh, scusa, gradisci un sigaro?»
«No, grazie, sono a posto così»
«D’accordo, ma se non ti dispiace, io ne accendo uno» e dopo aver tirato fuori un cubano dal suo humidor, ne tagliò il piede con l’apposito taglierino e lo accese. In un attimo si formò una nuvola di fumo azzurrognolo e dolciastro che galleggiava nella stanza.
«Dunque, stavo dicendo, questo è un Porto Tawny che mi sono fatto arrivare direttamente dalla valle del Douro. È fantastico, vero? Lo produce un gruppetto di monaci. Quelli pestano l’uva con i piedi, senza tante diavolerie. Dei veri esperti che conoscono perfettamente i tempi giusti dell’invecchiamento»
«Non avrei mai detto che fosse Porto. Ero abituato a vederlo rosso rubino» rispose il banchiere.
«Certo, di solito il Porto più usato è quello rosso, ma ce ne sono di più tipi perché, vedi, il colore, così come il sapore, dipendono dal metodo di lavorazione, ossia per quanto tempo il vino viene lasciato invecchiare nelle botti grandi, prima di venir trasferito in quelle piccole, e dal tipo di legno con cui son fatte le botti. Ah, oltre che dal tipo di acquavite e di zucchero usato per fortificarlo, chiaramente. Lo senti il sapore di cioccolato?»
«Eccome e anche di frutta secca!»
«Bravo: l’ho sempre detto che tu sei bravo. Allora Fabio, aspettando che Evelina finisca di preparare i suoi intrugli, vorrei approfittarne per chiederti qualche consiglio»
«Ne sarei onorato” e così dicendo protese il busto in avanti per non rischiare di perdere nemmeno una parola “Come posso esserle utile?»
«È presto detto. Ti confesso che ultimamente sono un po’ preoccupato per mia moglie»
«Oddio, mi devo preoccupare anch’io?» rispose allarmato l’altro, spalancando gli occhi e corrucciando la fronte.

Continua... :-)

mercoledì 21 giugno 2017

Finally Grandma






Non vedevo l’ora di incontrarti.
Volevo guardarti.
No, no, non avevo alcuna intenzione di scrutare i tuoi lineamenti per ricondurre i singoli dettagli del tuo volto a uno dei tuoi genitori o all’altro, figuriamoci!
Ti ho trovato che dormivi, avvolto in un morbido panno dentro la tua prima culla.
Ti ho osservato in silenzio: il tuo respiro era lieve, ogni tanto le tue piccole mani sembravano voler afferrare qualcosa, chissà. Ho potuto percepire le vibrazioni della tua energia, che differiva completamente da quella di chiunque ti stesse accanto.
C’è qualcosa di sacro nel sonno dei neonati, l’ho sempre pensato e oggi ne sono ancor più convinta.
Poi, anche se per pochi istanti, finalmente, hai aperto gli occhi, i nostri sguardi si sono incrociati.
E ci siamo ri-conosciuti.
Quanti sentieri, quante esperienze percorre uno spirito?
In quali e quante dimensioni si muove?
Quante volte cade e si rialza, rinvigorito da un incommensurabile soffio che porta con sé ancor più potenza? Nessuno può dirlo…

Benvenuto, mio dolce nipotino!




lunedì 19 giugno 2017

Tarocchi classici: le figure negli arcani minori_ i Cavalieri 2/2




Ah, i cavalieri!


Nessuno ha mai resistito al fascino di questi guerrieri che, di secolo in secolo, hanno ispirato scrittori, artisti, musicisti, e registi.  

Jean Auguste Dominique Ingres, Ruggiero salva Angelica, 1819, Parigi, Musée du Louvre. Il dipinto si ispira a L'Orlando Furioso, poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, pubblicato per la prima volta nel 1516 a Ferrara

Il destino di un cavaliere, 2001, film scritto,
prodotto e diretto da Brian Helgeland

Potremmo mai immaginare un mazzo di Tarocchi senza la loro presenza? Ovviamente, no!
Se siete d’accordo, andiamo a scoprire quali significati si celano dietro i loro arcani.

In generale, gli esperti in tarologia riconducono le quattro figure dei cavalieri a persone, prevalentemente di sesso maschile, di età compresa tra i 20 e 40 anni.  

Per alcuni, invece, la figura dei cavalieri nel Tarocco corrisponde a un clima, un’atmosfera (Cavaliere di Spade, tensioni e conflitti; Cavaliere di Denari, sicurezza e perseveranza; Cavaliere di Coppe, armonia e buonumore; Cavaliere di Bastoni, vitalità, creatività).

Su un aspetto, però, tutti concordano: nella lettura predittiva, queste figure parlano di dinamismo e trasformazione e quando escono nel gioco fanno riferimento ad avvenimenti che si consumeranno nel breve, brevissimo termine.

A scanso di equivoci e come d’abitudine, d’ora in avanti riporterò una sintesi delle mie conoscenze mutuate dalle ricerche condotte da due grandi esperti, Tuan e Jodorowsky.
Inoltre, anche a costo di apparire tediosa, ricordo ancora una volta il valore di riferimento dei quattro semi: Spade = intelletto; Coppe = emozioni; Denari = salute e lavoro; Bastoni = il fare, la creatività.

Ecco, dunque, che alla luce di questi studi, il cavaliere risulta principalmente un simbolo di comunicazione e conquista.

Andiamo ad osservare il nostro gruppo da vicino…

Arcani dei Cavalieri dal mazzo di Tarocchi di Marsiglia

Già ad un primo sguardo ci accorgiamo di poter distinguere nelle quattro figure similitudini e differenze. Vi evidenzio i seguenti sei aspetti.

1) La direzione di marcia:
Noterete che tre cavalieri procedono verso sinistra, mentre uno di loro, invece, il Cavaliere di Denari, avanza nel senso opposto. Questo cavaliere ci ricorda che non è possibile raggiungere il piano dello spirito se si ignora quello della materia, e viceversa.

2) La direzione dello sguardo:
Due cavalieri guardano verso il proprio seme, ma in modo diverso: il Cavaliere di Coppe ammira il proprio seme, posto davanti a sé e da esso si fa guidare; il Cavaliere di Bastoni si volta a osservare il proprio, come per prenderne ispirazione, ma ha già deciso dove dirigersi. Gli altri due cavalieri (Spade e Denari) rivolgono lo sguardo lontano.

3) Il seme:
Tre cavalieri tengono in mano il proprio seme (Coppe; Bastoni, Spade). Per il Cavaliere di Coppe, il proprio seme è un faro che illumina la strada. Per il Cavaliere di Bastoni, il seme è una fonte di ispirazione. Per il Cavaliere di Spade, il seme è la propria arma, che brandisce senza timore.
A differenza degli altri tre, il seme del Cavalieri di Denari si è trasformato in astro celeste e questo individuo stringe in mano ben altro: un bastone del comando.

4) L’abbigliamento:
Due cavalieri (Spade e Bastoni) indossano l’armatura, come fossero in procinto di partecipare a un combattimento o un torneo: sono i più agguerriti. Anche i loro cavalli indossano la gualdrappa.
Per contro, gli altri due (Coppe e Denari) vestono abiti da paggio, molto più semplici e anche i finimenti dei loro destrieri appaiono più sobri. Questi cavalieri sono più meditativi.

5) Il cavallo:
Tra tutti, quello con lo sguardo più dolce è il cavallo del Cavaliere di Coppe, mentre il piglio degli altri risulta più energico.
Diversamente da tutti gli altri, il manto del destriero del Cavaliere di Bastoni è bianco, un colore che indica purezza.

6) L’espressione del volto:
Tra tutti,
  • -         l’espressione più sognante è quella del Cavaliere di Coppe,
  • -  il Cavaliere di Bastoni mostra uno sguardo altrettanto benevolo, ma quasi interlocutorio,
  • -       il più determinato sembra il Cavaliere di Spade (forse prefigura il combattimento, oppure l’obiettivo finale),
  • -      infine, la mimica facciale più enigmatica è quella del Cavaliere di Denari. Sembra assorto in pensieri aggrovigliati.


Secondo voi, quali altri significati potrebbero racchiudere questi segni?
Avete trovato altre differenze?

Avviciniamo un cavaliere alla volta!

Cavaliere di BASTONI.

Questa carta fa riferimento a una persona che cambia il corso della propria vita di punto in bianco grazie all’intuito che, all’improvviso, gli illumina lo spirito.

Si tratta di una persona intelligente, dinamica, ricca di energia solida, positiva, onesta e anche piuttosto impulsiva, che riesce a trovare un aiuto provvidenziale e che gli assicurerà protezione, sostegno e forza.

Laura Tuan parla esplicitamente anche di una partenza (che può essere intesa, sia in senso fisico che figurato). Spesso la trasformazione cui si riferisce la carta ha attinenza con il mondo del lavoro, soprattutto se intellettuale.

Quando la carta appare capovolta il suo significato è di rottura: una separazione, un’interruzione, o un viaggio rimandato, anche a causa di un rivale, potente e agguerrito, litigioso e di vedute ristrette. 



Cavaliere di COPPE


La caratteristica di quest’uomo è quella di porre i sentimenti sopra ogni cosa.
Si tratta di un individuo che si lascia guidare dall’amore, e molto spesso trasforma l’amore individuale in amore cosmico, quindi anche in amore per l’umanità. Quest’uomo dedica la propria esistenza alla costruzione di opere filantropiche, oppure è un poeta.
In questo caso non ci troviamo più di fronte a un cavaliere che sfoggia il proprio coraggio, con spavalderia, ma ad uno che obbedisce a un credo più nobile ed etereo, anche se resta immutato il desiderio di conoscere e di agire.

Il Cavaliere di Coppe può incarnare la figura del giovane maschio dinamico e indipendente, ma anche quello della giovane donna, emancipata e decisa a realizzarsi nella vita. In entrambi i casi si tratta di individui pieni di passione, in genere anche di fascino, divertenti e interessanti.

La carta può anche riferirsi all’arrivo di notizie. In particolare, si tratta di soprese piacevoli, un invito, una visita: qualcuno o qualcosa che sopraggiunge nella vita del consultante e che sarà foriero di buone opportunità. In alternativa, può fare riferimento a un viaggio imminente dal quale il consultante trarrà vantaggi.

La carta rovesciata, invece, parla di imbrogli, di un individuo ambiguo che tende a ingannare chi gli sta vicino, oppure allude a ostacoli, soprattutto a carattere sentimentale.



Cavaliere di DENARI


La persona che ci troviamo dinanzi è indubbiamente saggia, organizzata, dotata di forza, volontà, perseveranza e capace di raggiungere con efficacia lo scopo che si è prefissata, ma non ha nulla a che vedere con l’idealismo delle Coppe.

Il Cavaliere di Denari è materialista, un giovane pratico e intraprendente, abilissimo nel commercio che, con facilità, può trasformarsi in un individuo spregiudicato, persino audace e avido. In poche parole, potenzialmente ci troviamo di fronte a un affarista privo di scrupoli, un arrampicatore sociale, o comunque a un egoista tutto concentrato sui propri interessi.

La carta capovolta rimanda alla pigrizia, alla mancanza di iniziativa, o a una situazione stagnante e piena di ostacoli.       





Cavaliere di SPADE



Qui troviamo l’autentico spirito fiero e coraggioso dell’ideale cavalleresco, soprattutto quello appartenente ai Templari, intesi come difensori del Santo Sepolcro e studiosi del simbolismo esoterico.

Il Cavaliere di Spade è un soggetto intriso di carica spirituale e intellettuale. Incarna un giovane energico, sui trent’anni, già insignito di poteri esecutivi. Può essere un militare, un uomo di comando, un avvocato, oppure un profeta.  

Di sicuro è una persona che si lancia, senza tentennamenti verso l’ignoto e per queste sue caratteristiche risulta una carta potenzialmente minacciosa che invita il consultante a prendere coscienza di doversi battere contro rivalità, pericoli e avversari.

Quando la lama si presenta nel gioco, avvisa il consultante che a breve dovrà affrontare uno scontro e che, per riportare la vittoria sulle difficoltà e sui rivali, non dovrà permettere all’ingenuità e al fanatismo di prendergli la mano, ma dovrà puntare sulla grinta, la combattività e la destrezza. L’arcano promette anche coincidenze favorevoli e appoggi provenienti dall’esterno.   

Se la carta esce rovesciata si presentano due possibilità: il consultante si lascia appassire in una situazione di inerzia, oppure, al contrario, agisce in modo imprudente e irrazionale.


Bene, cari amici, siamo giunti al termine dell’analisi degli arcani minori.

Come vi sono sembrati questi cavalieri?

Vi ricordo che nel prossimo appuntamento dedicato ai Tarocchi inizieremo l’analisi degli arcani maggiori. Ci sarete?


Buona settimana a tutti! :-)

ps) questo inizio settimana potrei essere in viaggio... spero di trovare i vostri commenti e vi risponderò appena possibile! :-)

venerdì 16 giugno 2017

Evelina _ 3/10



[Per leggere la puntata precedente, clicca qui]


Siete curiosi di conoscere gli sviluppi di questa storia? 

In caso affermativo, non vi resta che leggere questa terza parte :-)


Alfons Mucha, Die Rose, 1898. Fonte: Wiki Commons


Insomma, nel quartiere provò a levarsi un discreto coro di maligne bubbole, secondo le quali la donna sarebbe stata oggetto di incontrollabili e repentini mutamenti d’umore che, prima o poi, avrebbero trasformato la sua bucolica routine in tragedia. Ma quelle voci rimasero isolate.   
A dispetto di quel circoscritto gruppo di malpensanti, per tutti gli altri la signora Rasini possedeva un carattere ilare, benevolo e si distingueva per aver favorito, nel corso degli anni, svariate attività di beneficenza messe a punto con la comunità locale, a partire dalla congregazione della vicina parrocchia. Per questo vasto pubblico, gli episodi contestati dalle vicine ficcanaso rappresentavano un’irrilevante frivolezza del carattere dell’insegnante, un suo lato un po’ naïf, qualcosa che veniva amabilmente tollerato e che, al massimo, poteva esser causa di un innocente sorriso.
In realtà, grazie alle sue doti di lungimiranza, determinazione, tenacia, e al suo matrimonio che le aveva consentito l’ingresso nella sfera degli aristocratici, Evelina aveva un grandissimo ascendente sui rappresentanti del circolo parrocchiale e di conseguenza sul quartiere, finanche sull’intera provincia. Fin dal suo insediamento in quella villa si era fatta promotrice di una sequenza di manifestazioni, indette via via, a scadenza fissa, che coinvolgevano diverse zone. 
Con il suo carisma, unito alle sue doti di educatrice, era riuscita ad appassionare persone provenienti dallo stesso circolo e altre avvicinate negli ambienti più snob del circondario, insieme alle quali aveva fondato un’associazione e costruito una forte rete solidale capace di fornire risposte concrete alla collettività, realizzando molteplici obiettivi.
Tra i traguardi più eclatanti si potevano annoverare la creazione di un paio di fondazioni e diverse attività sociali, molto interessanti e spesso allegre, a cui non mancavano abbondanti adesioni. Ciascuna proposta promossa dalla sua associazione era finalizzata a mantenere vivo il senso di comunità, a proporre cultura e forme di intrattenimento alla cittadinanza e a garantire un certo ordine. Anche solo per questo, l’anziana signora era amata dalla collettività.
Siccome poi, attraverso il ricavato di alcune di queste iniziative, l’ente era riuscito anche a contribuire significativamente al sostegno delle famiglie meno abbienti della zona, nel corso dei decenni la fama della donna si era estesa un po’ a tutta la città e i suoi sostenitori erano diventati una vera moltitudine.
In mezzo a quella folla non potevano mancare i suoi ex alunni, alcuni dei quali ora occupavano posizioni molto prestigiose all’interno della società. 
Il più influente tra loro era sicuramente il brillante Fabio Mori, il quale, pur provenendo da una famiglia umilissima, aveva potuto completare gli studi accademici vincendo ogni anno la borsa di studio messa a disposizione da una delle fondazioni create da Evelina e, di recente, era stato promosso direttore generale della principale banca della provincia.

lunedì 12 giugno 2017

Tarocchi classici: le figure negli Arcani minori _ i Cavalieri_1/2



Dopo fanti, regine e re, è giunto il tempo di dedicare un meritato spazio ai cavalieri… e, infatti, ho preparato per loro ben 2 post!

In questa prima parte faremo il punto sull’immagine del cavaliere nella storia, soffermandoci su un personaggio che a breve vi svelerò e che è strettamente legato al mondo dei Tarocchi. Parleremo di costui, sia attraverso una breve biografia, e sia tramite un tour virtuale all’interno del suo castello.


Nella prossima puntata, invece, affronteremo la figura dei cavalieri nell’ottica dell’analisi simbolica dei Tarocchi.

Chi erano, dunque, i cavalieri?

L’istituzione medievale della cavalleria, nell’immaginario collettivo, è diventata emblema di ogni generosa dedizione all’ideale. Per tradizione, il cavaliere, è la figura più nobile e gloriosa, il guerriero che sa usare con coraggio le sue armi, ma è anche capace di mantenere fede, con lealtà, al suo signore, colui che è sempre pronto a prender le difese dei deboli, degli oppressi, delle donne: in poche parole, il paladino della giustizia.

A forgiare questo modello ha contribuito soprattutto la letteratura, inizialmente con i poemi del “ciclo carolingio”, e in seguito con quelli del “ciclo arturiano, dedicato alle vicende di Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.

Al di là dell’aspetto più poetico, il cavaliere, però, era un esperto del combattimento e quindi della guerra
La cavalleria, infatti, nasce come una categoria professionale, riservata a persone di estrazione variegata (umile o nobile), necessariamente legata alla nobiltà, che aveva bisogno di difendere i propri territori, così come di annetterne altri. Si tratta, dunque, di un ordine professionale che, nell’arco dei secoli, si è evoluto seguendo le trasformazioni della società e quindi anche dell’economia e delle tecniche belliche del Medioevo, subendone l’influenza e adattandosi per necessità. 

Questa classe, più o meno nel XII secolo, si è dotata di un’etica e di un vero e proprio codice di comportamento, della cui dignità si è appropriata, col tempo, la nobiltà e, intorno al XV secolo, a seguito di ulteriori mutamenti di costume, ha subito un’aggiuntiva metamorfosi.

Nascono così i Capitani di Ventura, in pratica, i cavalieri mercenari…  siamo agli albori degli eserciti moderni, vere e proprie strutture permanenti, dotate di amministrazioni burocratiche, in cui la figura del comandante va, via via scemando.

Per parlarvi di loro punto la lente d’ingrandimento su un rilevante personaggio di quell’epoca: Bartolomeo Colleoni.

Cristofano Dell'altissimo, Bartolomeo Colleoni,
serie gioviana, Galleria degli Uffizi,
ante 1568, fonte Wikipedia
Chi era costui?

Se ricordate, nella prima puntata di questo lungo ciclo dedicato ai Tarocchi, avevamo parlato della collezione del mazzo Visconti- Colleoni, quello, per intenderci, conservato, in parte presso la biblioteca Pierpont-Morgan di New York, in parte presso l’Accademia Carrara di Bergamo, e in parte presso privati. 

Bene, stiamo parlando del discendente più significativo del casato dei Colleoni, l’uomo cui si legano quei meravigliosi e preziosissimi cartoncini.

Regina di Spade, collezione mazzo Visconti-Colleoni,
Pierpont-Morgan, New York, fonte Wikipedia



Bartolomeo Colleoni (1395 – 1475), figlio di Paolo Colleoni e Riccadonna Saiguini de' Vavassori di Medolago, discende da una ricca e nobile famiglia di origini longobarde, decisamente intraprendente (il padre e gli zii conquistarono il castello di Trezzo d’Adda, di Bernabò Visconti, durante il torbido periodo di reggenza del Ducato di Milano da parte di Caterina e Giovanni Maria Visconti). 

A scanso di equivoci, il patronimico di Bartolomeo, di cui egli stesso andava fierissimo, al punto di rappresentarlo, con orgoglio, addirittura triplicato sullo stemma e da farne un temuto grido di guerra, era per l’appunto Coglioni, da intendersi nell’accezione popolare di testicoli. Dunque, il significato del cognome è tutt’altro che dispregiativo, ma semmai volto a indicare una stirpe di persone capaci e degne di ammirazione).
Come dice il saggio: "sui gusti non si discute"! :-)




Lo stemma Colleoni all'interno della Sala dei banchetti, presso il castello di Malpaga. Si tratta di uno stemma inquartato: d’oro, nel 1° quadrante, con Aquila coronata dei Martinengo (a sancire l’alleanza con il casato della moglie Tisbe); di rosso e bianco, nel 2°, con le tre figure colleonesche a contrasto; di bianco e rosso e caricati di pezze onorevoli, il 3° e 4°. 

Intorno a sei-sette anni, Bartolomeo inizia il lungo e duro tirocinio per diventare cavaliere (esercizio fisico, addestramento all’uso delle armi, arte dell’accudimento del cavallo e dell’equipaggiamento militare, assistenza al cavaliere in campo di battaglia), a ventuno, quando già si è distinto in mezzo ai tanti competitori, riceve la sospirata investitura (tanto lunga era la strada per diventare cavalieri!) e, a trenta (nel 1425 circa), la sua fama è tanto diffusa che viene chiamato a servizio presso la Serenissima, sotto il comando del Carmagnola.

Nel giro di pochi anni, diventa ricchissimo, possiede un patrimonio enorme (tra cui terreni e immobili sparsi un po’ ovunque) e un esercito di ben seicento uomini.   

Quasi quarantenne, nel 1434, sposa Tisbe Martinengo, appartenente a una delle famiglie più importanti della nobiltà bresciana e dalla quale avrà tre figlie. Ma nell’arco della sua lunga esistenza, il condottiero diventerà padre di altre cinque figlie illegittime.

A quei tempi i capitani più capaci venivano contesi tra le corti più prestigiose e rimunerati “profumatamente”. I vari governi, però, tendevano a intessere tra loro alleanze di convenienza, disegnando in quel modo rapporti sempre più fluttuanti. In questo quadro burrascoso non mancavano certo gli intrighi, i doppi giochi e le trattative segrete, così come non scarseggiavano capitani di ventura che ambivano ad assurgere posizioni di comando all’interno dei governi, rendendo la situazione ancora più ingarbugliata.
Colleoni si trova, così, a servire in momenti alterni due dominazioni rivali e fermamente intenzionate a espandersi, l’una ai danni dell’altra: la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano.
In questa gara in cui ciascun capitano sgomita a più non posso pur di mettersi in mostra dinanzi ai Signori dei vari potentati, Bartolomeo rimane schiacciato tra tre concorrenti (tre vecchie volpi), di diversa estrazione che, attraverso varie acrobazie, ostruiranno le sue ambizioni politiche (sia sul fronte milanese, che su quello veneziano): il Carmagnola, Francesco Sforza, il Gattamelata.

Sorvolando sulle numerosissime vicende belliche che si susseguono in quel periodo, arriva il 1454, momento in cui il nostro capitano, alle soglie dei sessant’anni, stringe con Venezia un patto vincolante (rimarrà Capitano Generale della Repubblica Serenissima sino alla fine dei suoi giorni) e alquanto clamoroso, attraverso il quale, infatti, ottiene la somma di 100.000 ducati: una vera fortuna!

Nel 1456 trasferisce la sua residenza da Bergamo a Malpaga, località che costeggia il fiume Serio e la Via dei Mercanti (particolarmente esposta agli assedi dei nemici che provengono dalle terre germaniche, quindi pericolosa. Da qui l'origine del toponimo: Malus Pagus= villaggio pericoloso), e vivrà in questo castello per il resto della vita, insieme alla moglie Tisbe e le otto figlie

sempre nella Sala dei banchetti si trova questa mappa realizzata
nel XVI secolo e che riproduce i possedimenti di Bartolomeo
presso Cavernago
In questa dimora passeranno moltissimi artisti e ospiti illustri, come Borso d’Este, i figli di Francesco Sforza (tra cui anche Ludovico, detto il Moro), Carlo di Borgogna, detto il Temerario, Re Cristiano I di Danimarca.

questa è una riproduzione recente della stessa mappa:
il quadratino contrassegnato con il n° 1 è il castello
Da lì in poi, mette in campo un ragguardevole impegno civile a favore della collettività, con un occhio di riguardo verso i ceti meno abbienti. Fonda un’istituzione benefica che avrà come obiettivo principale quello di fornire doti alle fanciulle povere della bergamasca (fondazione tutt’oggi esistente), e si occupa della gestione delle acque bergamasche attraverso una serie di interventi significativi: bonifiche, costruzioni di reti di irrigazione, ristrutturazione di terme,…   

Bartolomeo morirà nel suo letto, il 3 novembre 1475, alla veneranda età di ottant’anni.

Ora, vi mostro delle altre foto che ho scattato durante la visita al castello di Malpaga. La cittadella, molto ben conservata, è ricchissima di affreschi e all’interno del dongione sono stati riprodotti, con rigore storico, il letto del Colleoni, alcuni oggetti di vita quotidiana e gli indumenti che indossava. 
Queste immagini, oltre a testimoniare l’altissimo valore artistico delle opere in essa contenute (tra cui l’affresco del XV secolo, Dame al gioco dei Trionfi) e le imprese del condottiero, suggeriscono anche il modus vivendi dei cavalieri e il perenne stato di all’erta nel quale versavano.

Entriamo in questa fastosa reggia, seguitemi!


Veduta del Castello di Malpaga dall'ingresso Est. Scatto personale

Al piano terra troviamo la Sala dei Banchetti, il locale dentro il quale si svolgevano le udienze e in cui venivano accolti gli ospiti. Su ogni parete possiamo osservare dei pregevoli affreschi nello stile del realismo lombardo, attribuiti a Fogolino, un allievo del Romanino, che risalgono al XVI secolo. A commissionarne la realizzazione fu un erede di Bartolomeo, che in quel modo volle rendere omaggio al suo casato. La loro particolarità è, infatti, quella di riprodurre alcune scene topiche della biografia del Colleoni, fatti che si svolsero durante i tre giorni in cui Re Cristiano I di Danimarca arrivò in visita al castello.
Ve ne mostro solo alcuni, perché, sebbene la guida mi abbia autorizzata a scattare le foto (rigorosamente senza flash), trovo più corretto invitarvi a visitare di persona questo delizioso castello. Tenete presente che il Colleoni è sempre riconoscibile dal berretto rosso sulla testa. 

   
Scena dell'ingresso di Re Cristiano di Danimarca a Malpaga, Sala dei banchetti, Fogolino, XVI sec. Scatto personale


In occasione del soggiorno del re danese venne organizzato un torneo. Eccolo rappresentato nel seguente affresco, il quale, oltre a mostrarci con precisione i singoli dettagli (i costumi, le gualdrappe, gli stendardi, le armi spuntate, le tribune degli spettatori,...), ci offre anche l'opportunità, sia di ammirare la famosa lizza, la palizzata che veniva eretta per recintare il luogo dei combattimenti, che di comprendere meglio quale fosse il compito dei fanti


Scena del Torneo, Sala dei Banchetti, Malpaga, Fogolino, XVI sec. Scatto personale

Secondo le usanze del tempo, oltre alla giostra, arrivava il momento della caccia e nella rappresentazione di Fogolino è possibile ammirare una magnifica scena di caccia con il falco, che però non pubblico.  

Ebbene, tra tanti affreschi, non potevano certo mancare le scene del banchetto. Ma, l'artista, ancor prima di calarci nell'esperienza del pranzo, ci descrive un fatto inquietante! Stante che in una delle numerose scene dedicate alla organizzazione del convito è ben visibile l'assaggiatore, figura sempre presente nelle corti coeve, preposta ad accertare che il cibo non fosse avvelenato (il veleno andava di gran moda a quei tempi), pare che il nostro Bartolomeo, in prossimità dell'importante evento, abbia sventato un altro terribile attacco. Infatti, tra i tanti uomini impiegati al suo servizio, ve n'era uno che, approfittando della confusione di quei giorni di festa, dopo aver tramato a lungo, attentò alla vita del Colleoni, però senza successo: si trattava, nientemeno, che del suo scrivano. Osservando l'affresco, individuerete l'attentatore nascosto dietro la seconda colonna. Le minacce si celavano ovunque!  


Scena dell'attentato sventato, Sala dei Banchetti, Malpaga, Fogolino, XVI sec. Scatto personale
  
Ed ecco la scena del banchetto, vero e proprio. Al di là della squisitezza della fattura di quest'opera d'arte, che ci restituisce con precisione calligrafica uno spaccato attraverso il quale possiamo ammirare la fastosità della sala, l'opulenza del simposio, coi suoi servitori, i musici e così via,  possiamo anche notare come, ancora una volta, non ci si stancasse mai di essere prudenti. E, infatti, noterete che tutti i convitati mangiano con le mani: le posate potevano essere impiegate solo da una persona al tavolo, proprio perché rappresentavano potenzialmente delle armi!


il banchetto in onore di Re Cristiano I di Danimarca a Malpaga, Sala dei Banchetti, Fogolino, XVI secolo

Saliamo al piano nobile, dove troviamo le camere dei signori del castello: la grande camera da letto coniugale in cui prendevano alloggio Tisbe e le figlie, la camera delle figlie, quella degli ospiti, la sala da bagno e la camera da letto di Bartolomeo. Su questo piano gli affreschi sono tutti in stile gotico cortese del '400

Anche di queste opere ve ne mostrerò solo una parte. Inizio presentandovi la camera del Colleoni.
Sempre per rimanere sul tema della prudenza e del costante stato di allerta in cui viveva un Capitano di Ventura, vorrei richiamare la vostra attenzione su tre particolari. 

I primi due si riferiscono al camino e alla finestra. Il camino, era stato murato appositamente dal suo proprietario, che aveva anche fatto apporre alla finestra un'inferriata per evitare eventuali intrusioni di nemici.


particolare del camino della camera da letto di Bartolomeo Colleoni, Castello di Malpaga. Scatto personale 

Il terzo particolare ci viene restituito grazie alla riproduzione fedele dei mobili presenti in quel locale. Il letto dove dormiva Bartolomeo non era più lungo di un metro e cinquanta, sebbene l'uomo fosse molto alto per gli standard dei tempi, oltre un metro e ottanta. Il motivo risiede nel fatto che il nostro cavaliere dormiva seduto, probabilmente con la spada a portata di mano, sempre pronto a scattare in caso di allarme! 


particolare della camera di Bartolomeo Colleoni, Castello di Malpaga. Scatto personale

Un ultimo sguardo a questa camera per mostrarvi qualche altra meraviglia: una carrellata di strappi di affreschi in cui sono rappresentate le personificazioni delle Virtù: la Prudenza (poteva forse mancare?), la Temperanza, la Speranza, la Fortezza, e così via. 


particolare della camera di Bartolomeo Colleoni, affreschi del XV sec. Castello di Malpaga. Scatto personale

Passando sul Loggiato possiamo osservare, tutt'intorno alla dimora dei Colleoni, le case destinate ai soldati: così era sicuro di averli vicini a sé.


Veduta delle case dei soldati del Colleoni dal Loggiato del Castello di Malpaga. Scatto personale

Affacciandoci da una finestra, diamo un'occhiata alla Torre. Invece, in basso, sulla parete accanto alla quale sosta il gruppo di visitatori, trova alloggio un ulteriore affresco, questa volta rappresentante un'importante scena di battaglia. Si tratta della Battaglia della Riccardina, durante la quale il Capitano usò, per la prima volta, le armi da fuoco, annientando in quel modo il nemico. I tempi stavano decisamente cambiando!


Veduta della Torre, Castello di Malpaga. Scatto personale

Ora, ci sposteremo nella camera da letto coniugale, che come vedrete è interamente decorata, sulle pareti e sulle cantinelle del soffitto, sia con i classici temi tratti dal bestiario medievale e sia con temi che rimandano direttamente alla sfera dei Tarocchi.

Questa stanza, come già accennato, era riservata alla moglie e alle figlie. La camera è molto spaziosa e vi ricordo che al castello vivevano tutte otto le figlie del Capitano, sia quelle legittime, che quelle illegittime.   Anche attraverso le raffigurazioni che vi vengono accolte, ci possiamo rendere conto di quanto quest'uomo, che sarà stato senza ombra di dubbio tutto d'un pezzo e, probabilmente anche piuttosto spigoloso, in realtà doveva amare moltissimo la propria famiglia.

Nella prima inquadratura potrete osservare le cantinelle del soffitto, nelle quali spiccano gli elementi del bestiario. 




particolare del soffitto, camera coniugale, XV sec.
Castello di Malpaga. Scatto personale
Nella seconda, invece, vedrete la decorazione delle volte, a colori accesi e motivi ornamentali.


particolare delle volte,
camera coniugale, XV sec.
Castello di Malpaga.
Scatto personale 

    







Visitando il Castello avrete modo di scoprire moltissime altre pitture murali, una più bella dell'altra. 

Per quanto mi riguarda, concludo qui la mia esposizione con un ultimo affresco, ancora una volta contenuto all'interno della camera coniugale, nel quale sono rappresentate alcune dame intente al gioco dei Tarocchi.

E con quest'immagine, vi do appuntamento al prossimo post del ciclo Arcani, nel quale tratteremo la simbologia della figura dei Cavalieri



Dame al Gioco dei Trionfi, XV sec. camera coniugale,
 Castello di Malpaga. Scatto personale


A presto! :-)



ICONOGRAFIA:
Cristofano Dell'altissimo, Bartolomeo Colleoni, serie gioviana, Galleria degli Uffizi, ante 1568. Fonte Wikipedia
Regina di Spade, collezione mazzo Visconti-Colleoni, Pierpont-Morgan, New York. Fonte Wikipedia
Stemma di Bartolomeo Colleoni, Castello di Malpaga. Scatto personale
Mappa della giurisdizione di Malpaga e Cavernago, XVI sec. Castello di Malpaga. Scatto personale
Mappa rivisitata in chiave moderna della giurisdizione di Malpaga e Cavernago, Castello di Malpaga. Scatto personale
Castello di Malpaga, veduta dall’ingresso a Est. Scatto personale
Affresco nella Sala dei Banchetti: scena dell’ingresso di Re Cristiano I di Danimarca nel castello di Malpaga, XVI sec., attribuito a Fogolino. Scatto personale
Affresco nella Sala dei Banchetti: scena del Torneo, XVI sec., attribuito a Fogolino, Castello di Malpaga. Scatto personale
Affresco nella Sala dei Banchetti: scena dell’attentatore, XVI sec., attribuito a Fogolino, Castello di Malpaga. Scatto personale
Affresco nella Sala dei Banchetti: scena del banchetto, XVI sec., attribuito a Fogolino, Castello di Malpaga. Scatto personale
Particolare del camino nella camera di Bartolomeo Colleoni, Castello di Malpaga. Scatto personale
Particolare del letto nella camera di Bartolomeo Colleoni, Castello di Malpaga. Scatto personale
Particolare della camera di Bartolomeo Colleoni, strappi di affreschi rappresentanti le Virtù, Castello di Malpaga, XV sec. Scatto personale
Veduta delle case dei soldati dal Loggiato del Castello di Malpaga. Scatto personale
Veduta della Torre da una delle finestre del Castello di Malpaga. Scatto personale
Particolare delle volte della camera coniugale del Castello di Malpaga. Scatto personale
Particolare delle decorazioni del soffitto della camera coniugale, presso il castello di Malpaga, XV sec. Scatto personale
Dame al Gioco dei Trionfi, affresco all’interno della camera coniugale del Castello di Malpaga. Scatto personale

INFO UTILI:
Il castello è situato in Via Marconi, 20, CAVERNAGO (Frazione Malpaga) – (Bg).
In auto: Autostrada A4, uscita Seriate. Percorrere circa 3 Km sulla SP96 in direzione Cavernago, Malpaga

Le visite guidate si svolgono tutte le domeniche, da Marzo a Novembre, nei seguenti orari: 15,00; 16,00; 17,00. Non occorre prenotare